Il 19 marzo, a opera della Circoscrizione 7 e del Cus Torino, è stato inaugurato il percorso permanente di Just the Woman I am. I 2,5 chilometri che separano il ponte di via Bologna dal ponte Washington diventano un percorso di andata e ritorno per passeggiare e correre lungo il fiume Dora che, ricorda il professor Egidio Dansero, è stato fondamentale nello sviluppo della città.
“Quando vedevo i progetti di trasformazione urbanistica degli studenti, la Dora non era mai contemplata perché considerata il retro della città” racconta “È tempo che torni centrale, e lo sport aiuta a migliorare questa zona”. L’apertura di un percorso permanente è il coronamento di un’edizione da record per Just the Woman I am, che dal 2014 organizza una corsa – camminata in città per promuovere uno stile di vita sano e raccogliere fondi per la lotta contro il cancro. Quest’anno a Torino hanno partecipato 30 mila persone.

L’evento è stato accompagnato dalla banda musicale del corpo di Polizia municipale di Torino. A tagliare il nastro è stata Sara Razzetti, Coordinatrice Pari Opportunità e Diritti Civili della Circoscrizione 7. C’erano anche i bambini di alcune scuole di zona, come la scuola Regio Parco, la Gino Strada e la Torino 2.
Oltre a Dansero e al presidente della Circoscrizione 7 Luca Deri, che ha illustrato il progetto e aperto l’inaugurazione, erano presenti tra gli altri anche Riccardo D’Elicio, presidente del Cus e Claudio Cerrato, capogruppo del Pd in Consiglio Comunale, che ha detto: “Questo progetto oggi mostra l’apertura del territorio verso i temi della salute e della prevenzione, fondamentali per la salute dei concittadini”.
Secondo Deri e Razzetti: “Questa iniziativa rappresenta un passo avanti nella creazione di spazi pubblici inclusivi e accessibili. per una città più equa e solidale e dove le donne siano protagoniste del cambiamento”

Contestualmente all’apertura del percorso permanente, è stata inaugurata la panchina “Just the person I am”, creata dall’artivista Rosalba Castelli, membro dell’associazione Artemixia. “Abbiamo realizzato una panchina particolare” spiega “per sottolineare quanto il linguaggio ampio sia importante per l’inclusività. In una manifestazione che parla di passi verso l’inclusività, non bisogna fare passi indietro. Dato che parliamo a quarantamila persone, è importante farci portavoce di un messaggio che possa includere tutt*, a prescindere dal genere”.