Palazzo Nuovo, collettivi contro la Rettrice: “Chiusura inaccettabile, non ci fermiamo”

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“Chiudere gli spazi dell’università per questioni di sicurezza e ordine pubblico è ingiustificabile”. Lo dice, “con rammarico”, Sandro Busso, docente di sociologia dei fenomeni politici per UniTo. Il professore è venuto a sostenere le ragioni di chi ha convocato davanti a Palazzo Nuovo un’assemblea di collettivi universitari e studenti contro la decisione della rettrice Cristina Prandi della scorsa settimana. All’assemblea c’è qualche professore e diversi studenti. Busso esprime la sua contrarietà “a questo rifiuto. Non si può reagire con la chiusura ogni volta che ci sono iniziative di dissenso o un po’ fuori dagli standard. È un’occasione persa su cui dobbiamo riflettere”.

La chiusura di Palazzo Nuovo

Il rettorato di UniTo aveva disposto la chiusura di Palazzo Nuovo da venerdì 23 gennaio fino al weekend. Obiettivo: evitare l’utilizzo degli spazi universitari per lo svolgimento di un evento musicale a sostegno di Askatasuna, che si sarebbe dovuto tenere proprio il 23 e che il Rettorato aveva ritenuto di non autorizzare per ragioni di sicurezza. Già il 17 gennaio scorso, il rettorato aveva concesso il Campus Luigi Einaudi per l’assemblea nazionale per Askatasuna e non Palazzo Nuovo, sempre per ragioni di sicurezza e perché “Palazzo Nuovo non è una sede idonea per eventi di questa natura”. Quando i collettivi hanno annunciato di volersi prendere quegli spazi e svolgere comunque l’evento, il rettorato ha risposto con la chiusura della sede.

La risposta degli studenti

Il Collettivo universitario autonomo ha organizzato l’assemblea pubblica. Una rappresentante della”assemblea precaria di lavoratori e lavoratrici di Unito” attacca: “È desolante che la rettrice abbia ceduto alle pressioni esterne della questura e della politica. Ci vuole un po’ più di coraggio. Deve scegliere se stare dalla parte della questura o di quelli che tengono viva e aperta l’università con i loro soldi”.

Altre voci si levano contro quella che definiscono “chiusura e repressione del dissenso”. Domani, 27 gennaio, alle 9 nuova mobilitazione: una contestazione davanti alla sede del rettorato in via Verdi 8. Eventi e assemblee sono previsti per tutta la settimana.

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