OnLive Campus: quando la tecnologia si unisce alla cultura

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Le tecnologie al servizio di spettacoli e cultura. Questo è stato il tema della prima edizione di onLive Campus, chiusasi lunedì 13 febbraio alle Ogr con l’evento “Invitalia e le Case delle tecnologia Emergenti incontrano le imprese creative”.

La manifestazione, ricca di performance e incontri, è stata ideata dalla Fondazione Piemonte dal Vivo, con la direzione scientifica di Simone Arcagni.

La giornata conclusiva, organizzata da Invitalia, Ministero delle Imprese e Cte Next, ha avuto come tema centrale la possibilità di sviluppo e di finanziamento per le imprese creative.

“La strada giusta è quella delle nuove tecnologie – sottolinea Arcagni -, il tema del lavoro è importante. La pandemia è stata un acceleratore in questo ambito, ha mostrato le debolezze in Italia. Migliorare l’esperienza degli utenti vuol dire mettere a loro disposizione piattaforme che li rendano anche creatori. Cultura e tecnologia non possono essere separati, ma devono essere un tutt’uno”.

Il castello Sforzesco interattivo

Rendere la cultura un videogame. Questa è l’idea di Hypex, start up italiana che si occupa di tecnologia interattiva: “Relazionarsi con un film come se fosse una PlayStation: questo è ciò che facciamo – dicono Cosimo De Russis e Riccardo Boccuzzi, Co-founders -. Con i nostri software è possibile cambiare la narrazione in corso. Un esempio: mancano le forze al nostro eroe? Basta inserire il caricabatterie nel dispositivo e potrà battere il nemico”.

La cultura è certamente un campo di applicazione di queste tecnologie: “Per l’anniversario della morte di Leonardo da Vinci abbiamo creato un film interattivo su di lui al Castello Sforzesco di Milano – raccontano -. Il cortometraggio cambia in base a come l’utente si muove: bisogna aiutare l’artista a realizzare un’opera. Per farlo il visitatore deve andare in giro per il castello a cercare gli indizi. Non si usa alcun visore, solo proprio il cellulare”. 

Una nuova visione musicale: lo stage sharing

La musica è un altro campo in cui le tecnologie possono avere un fortissimo impatto: “Lavoriamo principalmente su totem tecnologici che si sbloccano attraverso un’applicazione – evidenzia Stefano Frosi, fondatore di Open Stage -. Gli artisti prenotano uno di questi slot disponibili nelle varie città e possono suonare musica dal vivo. Noi lo chiamiamo ‘stage sharing’. Attraverso la nostra applicazione si possono seguire gli artisti e fare donazioni. Abbiamo avuto la possibilità di lavorare anche all’Eurovision, dove in alcune postazioni abbiamo ospitato i nostri migliori artisti”.

Il Metaverso culturale

Il metaverso è uno degli ambiti in cui le start up come Cross Media stanno investendo di più: “A breve prenderemo come modello la parte del borgo medievale torinese e la rimapperemo in maniera social all’interno del metaverso – racconta il fondatore Andrea Basao -. Cercheremo di renderla un’esperienza più immersiva possibile, puntando molto sull’inclusività”.

Musei immersivi contro la noia

Un tema fondamentale è come sia cambiata la fruizione da parte del pubblico nei musei: “Davanti alla tecnologia va posto il messaggio che si vuole trasmettere – afferma Davide Pantile, responsabile progettazioni di Ett -. Si è passati dall’oggetto a una fruizione incentrata sul visitatore. La sfida è combattere la noia nel museo, migliorando il coinvolgimento dell’utente. Noi ad esempio abbiamo realizzato due cortometraggi sulla Divina Commedia di Dante attraverso cui era possibile immergersi nelle sue terzine mediante un visore”.

Virtual set: il cinema a Km 0

Infine, anche il cinema è un settore che nei prossimi anni potrà subire importanti trasformazioni: “Stiamo sviluppando un virtual set a Torino – racconta Paolo Cucco, Ceo e Creative Director di D-Wok -. Ce ne sono pochissimi in Europa. Un virtual set è fatto interamente di schemi led, alti 8 metri e con raggio di 17 metri. L’idea è quella di sfruttare le immagini ad altissima risoluzione, che permettono di ricreare qualsiasi ambiente in maniera estremamente realistica. Tutto ciò consente di realizzare un film senza muoversi dalla città”.