Ogr Bridging Growth, chi si ferma è perduto

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“La nostra primavera inizia oggi”. Le parole del presidente di Ogr Torino, Davide Canavesio, ci ricordano che se l’innovazione ha fretta, l’hub tecnologico accorcia il calendario. Per il cambio di stagione, in occasione dell’evento Scaleup Summit Torino 2026, le Officine grandi riparazioni e la piattaforma Mind the Bridge hanno lanciato il programma Bridging Growth, con l’obiettivo di proiettare ogni anno 15 start up nel mercato internazionale. 

Selezionate tra oltre 450 imprese emergenti passate per Ogr Tech, le vincitrici entreranno in un percorso di sei mesi, verso il grande salto dall’accelerazione allo scaling. Business development, go-to-market, fundraising, posizionamento strategico sono solo alcune delle aree chiave potenziate con Bridging Growth, che tra agosto e novembre prevede anche un “Ceo retreat” finale nella Silicon Valley. Per il presidente del polo torinese, si tratta della “prima realizzazione concreta dell’evoluzione delle Ogr in un vero trampolino di lancio verso i mercati globali”.

L’innovazione, tuttavia, non procede a briglia sciolta, ma ha bisogno di professionisti. Il ruolo decisivo dell’open innovation manager è stato uno dei temi chiave dei talk di Scaleup Summit Torino 2026, insieme agli orizzonti possibili dell’innovazione in Italia. Ne abbiamo parlato con il presidente di Mind the Bridge, Alberto Onetti.

Perché occorrono figure come l’open innovation manager?

In Europa abbiamo bisogno di una nuova ondata imprenditoriale. Il vecchio mondo di impresa si sta pezzo dopo pezzo disgregando e, se stiamo adagiati sul modello che ci ha portato fin qua, non saremo più in grado di mantenere la società che abbiamo costruito, di cui siamo orgogliosi e che ci permette di vivere bene. Nel nuovo mondo c’è quindi necessità di soggetti nuovi, come gli open innovation managers.

Puntare sull’innovazione è la scelta giusta per invertire la rotta?

Sì, è fondamentale, perché chi non innova è destinato a spegnersi. Noi di Mind the Bridge diciamo ‘evolve or be extinct’, quindi evolviti o finirai per perdere rilevanza. È quello che sta succedendo all’Europa e all’Italia. Siamo di fronte a delle rivoluzioni industriali che stanno rimettendo in discussione tutto quello che abbiamo creato. Se andiamo a vedere le prime aziende americane, sette su dieci sono state start-up. Mentre se andiamo a vedere le top ten italiana, francese o europea troveremo solo aziende della vecchia generazione.

Il modello Torino si distingue?

Torino può essere la metafora dell’Italia. Era l’immagine dell’industria che ha fatto grande l’Italia e ora deve ricostruirsi su nuove basi, sbocciare di nuovo. Penso che le Ogr siano oggi la metafora più bella di questo cambiamento.

Cosa consiglia a chi vuole farsi strada nell’innovation management?

Tutte le persone che hanno questo ruolo hanno una doppia conoscenza. Conoscono l’economia, ma anche la tecnologia, quindi occorre stare a cavallo tra le humanities e le discipline Stem e rafforzare sia le competenze umanistiche che scientifiche. Ad esempio, l’intelligenza artificiale sta portando alla democratizzazione della scienza, ma richiede una capacità scientifica per capirne l’uso, una capacità umanistica per guidarla eticamente e una capacità imprenditoriale per capire come sfruttarla. Chi non riesce a parlare tutte queste lingue probabilmente resterà muto. 

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