Presenziando a un incontro sul referendum a Torino, il ministro della Giustizia Carlo Nordio è tornato sulla polemica esplosa ieri sul suo capo di Gabinetto, Giusi Bartolozzi, che ha definito la magistratura “un plotone di esecuzione” e il referendum un modo per liberarsene. “No, non deve dimettersi. La stessa dottoressa Bartolozzi ha chiarito il suo punto di vista, che non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura, ma soltanto a quella piccola parte minoritaria, che ha definito politicizzata. Sicuramente, come ho già detto, sono certo che si chiuderà con un’espressione che può essere stata interpretata in modo improprio, ma che, conoscendola anche come magistrato, non rappresenta certamente il suo pensiero”, ha dichiarato. Ha poi proseguito: “Alla magistratura, alla quale io mi sento ancora di appartenere, perché una volta magistrato si è sempre magistrato, va tutta ovviamente la mia solidarietà, anche se militiamo in questo momento in posizioni diverse per quanto riguarda il referendum, non con tutti i magistrati, ma con una parte di loro”.
Il sottosegretario alla giustizia Andrea del Mastro ha dichiarato: “il campo largo diventa irrimediabilmente un campo santo quando aprono le urne. La separazione delle carriere è un attentato alla costituzione? Allora loro sono degli attentatori falliti perché ci hanno provato e hanno fallito.
Segnalo che grazie al ministro Nordio tre anni fa abbiamo iniziato un piano di assunzioni che quest’anno ci permetterà di raggiungere la piena pianta organica di tutti i magistrati togati d’Italia: così si raggiunge la giustizia.
Saranno 3 sì. Uno per la separazione delle carriere, per garantire il giusto processo. Uno per archiviare la tragica pagina di Palmara, nel senso di quelle correnti che hanno umiliato il Csm. Uno per l’alta corte di disciplina: perché chi sbaglia paga, in Italia.