“Credo e ti credo”, due espressioni evocative per Arianna Enrichens, avvocata del Telefono rosa di Torino e consulente del Centro Antiviolenza della Città, che dal palco del teatro Gobetti apre un approfondimento sul potere del linguaggio nel contrasto alla violenza maschile. Parole che stanno alla base di una rilettura di un fenomeno criminale che non cala. Un momento per ricordare come “il linguaggio sia lo strumento massimo di rappresentazione del potere”, ricorda la giudice Paola Di Nicola Travaglini, e può combattere “stereotipi e pregiudizi che entrano anche nelle aule di giustizia”.
Travaglini, giudice della Corte suprema di cassazione, già consulente della Commissione sul femminicidio, evidenzia i passi da compiere per riscrivere una narrazione spesso distorta dei casi di violenza maschile sulle donne: “La vittima di violenza è una testimone a tutti gli effetti, per cui vale il concetto di presunzione di veridicità. Quando andate a denunciare il furto di un motorino tutta la filiera vi crede, questo riguarda tutti i delitti, eccetto questo”.
Sono solo parole? Non proprio, perchè chi “ci presenta, ci nomina, e quindi ci riconosce, esprime il proprio pregiudizio. Attraverso il linguaggio si decide chi può essere omesso o incluso nella rappresentazione. Io ad esempio mi sono firmata per 20 anni ‘il giudice’. Questa omissione del femminile riguarda esclusivamente i ruoli di potere”.
Una riflessione portata avanti di fronte a molte studentesse e studenti torinesi per ricordare che “le parole sono importanti, ma anche gli strumenti pratici”, sottolinea Enrichens, “e ancora troppe donne temono gli esiti delle loro scelte di libertà, di fronte a istituzioni che le lasciano sole”. Alle nuove generazioni servono “strumenti per comprendere i limiti di una relazione affettiva. Se sono abituata ad avere una relazione controllante, anche consapevolmente controllante, metto a rischio la mia libertà. Anche il controllo della geolocalizzazione del telefono, o la lettura dei messaggi da parte del partner è una forma di controllo. È un passo avere il controllo del mio tempo, delle mie scelte e della mia autonomia”, ha concluso Travaglini.