Alla soglia dei suoi cento anni, le fondamenta del neoliberismo diventano sempre più instabili. L’illusione della globalizzazione dei mercati e della caduta dei confini come strumenti per ottenere e mantenere la pace lascia il posto al vero volto del pensiero neoliberista contemporaneo: patria, confini, guerre e nemici.
Questo in sintesi ciò che è emerso dall’incontro Neoliberismo e democrazia. La pace è guerra, la guerra è pace, di giovedì 27 marzo in occasione di Biennale Democrazia. La scelta del nome è emblematica: la pace è guerra, la guerra è pace, omaggio a George Orwell e alla sua opera 1984. Un gioco di parole che, secondo la filosofa francese e relatrice dell’incontro Barbara Stiegler, racchiudere la vera natura del neoliberismo:“Per quasi un secolo il neoliberismo ha promosso un discorso di pace, mentre di nascosto spingeva alla guerra, alla competizione di tutti contro tutti. Spinta che ha sempre sostenuto, non come frutto di una delibera democratica bensì come imposizione autoritaria. Se Atene lasciava al demos, alla delibera del popolo, la decisione sulla guerra, oggi sono i leader ad averne in mano le redini”.
Neoliberismo 1930 e neoliberismo attuale: una dovuta precisazione
Alla sua genesi, negli Usa del 1930, il neoliberismo si presenta come un discorso di pace. Se i totalitarismi prendono sempre più piede in Italia, Germania e Spagna, i neoliberisti vogliono lottare contro la loro ascesa. Una lotta contro frontiere e nazionalismi che si combatte con un solo strumento: la globalizzazione dei mercati. Nasce qui la prima frattura con il liberismo, tacciato di essere stato troppo ottimista nei confronti delle capacità individuali nella gestione del mercato. Uno dei maggiori esponenti del liberismo, il filosofo scozzese Adam Smith, era convinto che le persone, nella società civile, fossero capaci di far funzionare il mercato.
L’antropologia neoliberista, invece, considera la specie umana doppiamente incompetente a livello politico e a livello economico. Considerando come inevitabile il processo di globalizzazione, i neoliberisti ritengono la specie umana biologicamente incapace di affrontarla. Per questo diventa necessario che il potere passi dal dèmos greco ai rappresentanti eletti e ai pochi leader economici: “Questi illuminati devono rieducare la specie umana e condurla verso un’unica direzione. I neoliberisti vanno contro l’evoluzionismo di Darwin, convinto invece che i viventi vadano verso una molteplicità di direzioni. Guidare la popolazione verso un’unica via, la globalizzazione dei mercati, è teleologia. Significa dare uno scopo fisso all’evoluzione come se lo conoscessimo”, aggiunge Stiegler.

Fino agli anni 2000, l’obiettivo di una globalizzazione dei mercati è andato di pari passo con la volontà di raggiungere la pace. Un mercato unico, un mondo senza frontiere e senza confini. Quella che stupisce, secondo la filosofa, è la deriva assunta da alcuni esponenti della corrente contemporanea: “Già dal 2020 l’espressione ‘siamo in guerra’ fa la sua comparsa. In Francia, come in Italia, il termine era usato con accezione metaforica. Emmanuel Macron lo utilizzerà 17 volte per sottolineare l’importanza di una patria unita nella lotta contro il Covid”.
Un dato che stupisce perché Emmanuel Macron, presidente francese, è un puro rappresentante della dottrina neoliberista. Il suo credo è sempre stato quello della globalizzazione: “Oggi questa figura politica promuove in maniera chiara un discorso belligerante e fa riferimento a patria e sovranità. Qualcosa di totalmente nuovo”, sottolinea Stiegler. E non solo: “Lo stesso si può dire per Ursula Von der Leyen. Neoliberista, anche lei promuove un discorso di guerra. La scusa di oggi è la situazione in Ucraina, ma sono convinta che se dovesse finire la guerra non si tornerebbe a un discorso di pace. Proprio perché l’uso di questi termini risale a prima dello scoppio del conflitto”.
Ciò che Stiegler osserva è la mutazione nell’utilizzo del termine guerra. Non è più una guerra metaforica, ma reale: “Macron dice che oggi i francesi sono in guerra con la Russia. Ma la Russia non ha attaccato la Francia. Non si tratta più di metafore: tra qualche settimana alle famiglie francesi arriveranno kit di sopravvivenza. La situazione è preoccupante”.
La maschera caduta
Il discorso di pace diventa quindi discorso di guerra. Ma come si spiega questo stravolgimento? Secondo la filosofa la causa deve essere ricercata nel rapporto torbido che il neoliberismo intrattiene con la democrazia. Questo infatti racchiuderebbe da sempre in sé il concetto di guerra. Una guerra di tutti contro tutti, che prende forza dalla creazione di una società che ci vuole sempre più adattabili. Veniamo educati sin da bambini alla competizione, che vediamo in ogni settore: scuola, sanità, lavoro. Se non hai le skills giuste, se non riesci ad adattarti alle richieste di un mondo veloce e specializzato sei inutile. Oggi ci sentiamo in continuo ritardo, non riusciamo a stare al passo. E per Stiegler il vero volto del neoliberismo sta tutto qui: nascosto dietro all’ideale di pace, ha da sempre promosso la guerra e la competizione.
E ora il neoliberismo vacilla per diverse cause: il risveglio della coscienza ecologica, il rifiuto del trattato costituzionale europeo del 2005, il populismo e la battaglia delle estreme destre alla globalizzazione. Motivi diversi ma che contribuiscono alla messa in discussione del neoliberismo. Stiegler afferma: “L’Italia è un esempio perfetto. L’ascesa di Giorgia Meloni ne è il simbolo: lei rifiuta la globalizzazione, è a favore delle frontiere, dei muri ed è vicina all’estrema destra. Un indizio della crisi del liberalismo”.
Una crisi che, paradossalmente, porta i neoliberisti a schierarsi con le destre più estremiste. L’arco repubblicano si allarga, dice la filosofa: “Oggi il nuovo nemico del neoliberismo è l’islam, perché incompatibile con la repubblica. per questo i neoliberisti continuano a sollecitare i conflitti. L’ibridazione tra estrema destra e neoliberismo è sempre più chiara: le due individuano nella sinistra radicale il nemico. In nome della laicità, i radicali permettono ai musulmani di entrare nel nostro mondo”.