Migranti, richieste d’asilo in costante crescita

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Tre anni fa, la notte del 26 febbraio 2023, il naufragio di Cutro. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, durante la conferenza stampa organizzata a Crotone, dichiarò che “la disperazione non può giustificare le condizioni di viaggio che mettono in pericolo la vita dei figli”, puntando il dito contro le 94 vittime. Cutro è stato un punto di svolta per la politica, per il governo e per il ministero. La premier Giorgia Meloni riunì l’esecutivo e proclamò che avrebbe “dato la caccia agli scafisti per tutto il blocco terracqueo”. Nel frattempo, le migrazioni non si sono fermate. Nell’autunno del 2025 il numero di rifugiati e migranti che raggiungono l’Italia dal Mediterraneo è in crescita: fra gennaio e il 30 di ottobre si contano circa 59 mila persone sbarcate, il 7 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Solo da gennaio a luglio 2025, nonostante gli ostacoli che il loro operato incontra da tempo, le navi gestite da Ong sono intervenute in eventi search and rescue (Sar) che hanno portato in salvo in Italia oltre 7mila persone.

Oggi, 26 febbraio, la fondazione Migrantes ha presentato il 9° rapporto sul diritto d’asilo nella biblioteca Italo Calvino di Torino. Sergio Durando, responsabile dell’ufficio pastorale migranti della diocesi torinese, ha aperto la conferenza stampa ricordando l’anniversario della “strage o crimine”, un evento che ha “fatto riflettere chi si occupa di accoglienza e che ci ha messi davanti all’evidenza della globalizzazione dell’indifferenza, ma anche dell’impotenza, in cui viviamo”.

Cristina Molfetta, una delle curatrici del rapporto, ha sottolineato che il numero di richieste di asilo è in costante aumento. Il 2024 ha visto il massimo storico di richiedenti asilo registrati in Italia quasi 159 mila persone, di cui 151 mila hanno presentato domanda di protezione per la prima volta. All’inizio del 2025, si legge sul report, vivono in Italia circa 484mila cittadini non comunitari con permesso di soggiorno per motivi di protezione e asilo. Questa cifra segna un +17 per cento rispetto a un anno prima, ma rappresenta poco più dello 0,8 per cento di tutta la popolazione residente. “L’andamento delle dinamiche migratorie non può essere considerato inaspettato – ha commentato -, perché è l’esito delle politiche portate avanti negli ultimi vent’anni”. Lo stesso vale per le morti in mare. In totale le vittime, dal 2014, sono stimate in 34.200: soltanto in questa prima parte dell’anno sono state 600.

Il rapporto si concentra anche sui giovani. Sono 17.160 i minori stranieri non accompagnati censiti in Italia alla fine di agosto 2025. “Non capisco perché in un Paese che invecchia sempre di più l’afflusso di ragazzi e ragazze debba essere considerato un problema”, ha detto Molfetta. Il calo demografico interessa anche la città di Torino e il Piemonte. Secondo le ultime stime Istat, entro il 2030 la Regione perderà 54.760 under 14 e 63.071 persone in età lavorativa (15-64 anni), mentre il numero degli over 65 crescerà di 84.729 unità. Intanto, nel 2022/23 le scuole subalpine hanno accolto 81.762 alunni stranieri, confermando il Piemonte tra le realtà più dinamiche e multiculturali del Nord Italia. Torino, poi, è la terza provincia in Italia per numero di giovanissimi da altri paesi dopo Roma e Milano.

Anche il sindaco Stefano Lo Russo è intervenuto . Nonostante il report contenga dati a livello nazionale, le “riflessioni che contiene impattano sulla città di Torino – ha detto – . Dopo anni di fissità, siamo entrati in una fase inedita. I valori di condivisione e cooperazione si stanno perdendo: se sei povero è un problema tuo, se sei un migrante anche”. Torino è da tempo un laboratorio di dinamiche migratorie, con l’arrivo “prima delle persone dal Sud Italia, poi degli stranieri. Abbiamo bisogno di una società civile che restituisca centralità ai valori perduti”.

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