L’avventura archeologica M.A.I. raccontata

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di Massimiliano Mattiello

Un Museo non è solo la sua collezione, ma è l’insieme delle sue opere e degli uomini che ci lavorano, contribuendo al suo prestigio. A pensarla così è Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino. Lo ha spiegato lui stesso parlando della mostra L’avventura archeologica M.A.I. Raccontata (al museo fino al prossimo 10 settembre), che narra le spedizioni archeologiche effettuate tra 1903 e il 1920 e che dai reperti fa emergere la figura di Ernesto Schiaparelli, l’eminente egittologo fondatore della Missione Archeologica Italiana (M.A.I.).
La “metamostra”, come precisa Evelina Christillin, presidentessa della Fondazione Museo Egizio di Torino, “è un racconto storico dell’archeologia Italiana. Si tratta di un esposizione che esalta e restituisce dignità museale alla ricerca stessa, ai quasi 200 anni di storia dell’Egizio”.

Ritrovamenti della spedizione (foto di Massimiliano Mattiello)

L’approccio è lo stesso che si usa nei confronti di un reperto. Un oggetto aiuta infatti a ricostruire la storia del suo proprietario e più ampiamente quella di una popolazione. Allo stesso modo gli appunti di Schiaparelli aiutano a scoprire meglio e con grande cura nei dettagli la vita del museo in quegli anni e delle spedizioni stesse.

I filmati, gli appunti e i carteggi tra i protagonisti delle missioni dei primi del ‘900 restituiscono la quotidianità degli scavi e l’evolversi della tecnologia e dei mezzi di lavoro. Sono più di 400 i reperti messi in mostra per i prossimi sei mesi: documenti, lettere e manufatti per ricongiungere il passato archeologico al futuro del museo.

“Queste iniziative sono indispensabili per mantenere vivo un museo che altrimenti, con la sola mostra permanente, resterebbe fermo e invariato negli anni”. Con queste parole, Antonella Parigi, assessora alla cultura della regione Piemonte, riconosce pieno merito alla direzione di Christian Greco per le attività e il lavoro svolto. Non c’è spazio per la polemica di Catania, riguardo lo spostamento di alcuni reperti stipati nei magazzini del Museo.

Manufatti che non avrebbero trovato spazio all’interno della mostra permanente e dunque destinati ad altri lidi, con la possibilità di essere ammirati, aumentando così il prestigio del Egizio. Per l’assessora è solo una fastidiosa polemica politica, basata sulla demagogia. Il direttore chiede invece che tutta la cultura faccia fronte comune per arginare l’avanzata di queste notizie che non fanno altro che minare il buon nome del Museo stesso.