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L’UE approva i primi insetti commestibili aprendo la porta al “cibo del futuro”

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L’Unione Europea apparecchia la tavola del futuro. Questa volta, però, nel piatto c’è qualcosa di nuovo: gli insetti. Il 3 maggio, i Paesi membri dell’UE – riuniti nel Comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi – hanno approvato la proposta della Commissione europea di autorizzare la messa in commercio per il consumo umano delle larve delle tarme della farina. Il primo via libera dell’UE rispetto all’uso alimentare degli insetti, che già a gennaio aveva ricevuto il parere positivo dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che aveva dichiarato come questo tipo di coleottero fosse adatto per gli umani. Al vaglio dell’EFSA ci sono ora le cavallette e i grilli, in modo da ampliare l’offerta di consumo dei cosiddetti “Novel food”. Nonostante molti possano storcere il naso davanti a questa prospettiva, ci sono buone ragioni per ritenere che gli insetti siano davvero il “cibo del futuro”.

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu – tra i molti punti- avrebbero quello di eliminare la fame nel mondo. Un traguardo che – come ha sottolineato la stessa FAO – non può essere realisticamente raggiunto entro dieci anni. Secondo il rapporto FAO del 2020 sono infatti 700 milioni le persone denutrite a livello globale (ben il 9% della popolazione mondiale) e il numero potrebbe salire di altri 100 milioni, a causa della pandemia. Il problema non è solamente la quantità di cibo che viene prodotta, ma anche il costo (una dieta sana può costare fino a 5 volte in più rispetto ad una fatta da cibo spazzatura). In questo senso, il consumo di insetti potrebbe sopperire sia all’apporto calorico sia al costo economico. Come scritto nella stessa nota della Commissione europea: “Gli insetti sono una fonte di cibo sana e altamente nutriente, ricca di grassi, proteine, vitamine, fibre e minerali”. Basti pensare che uno scarafaggio di 100 grammi contiene 200 calorie e 20 grammi di proteine. Inoltre – come si può osservare nei molti paesi del mondo dove il consumo di insetti è già una realtà decennale – il loro costo è conveniente, soprattutto se in relazione ai valori nutrizionali.

Un ulteriore punto a favore dell’utilizzo alimentare degli insetti è il loro scarso impatto ambientale. Gli allevamenti intensivi sono infatti una delle principali cause dei problemi di sostenibilità ambientale (in media, per ottenere una singola caloria dalla carne di pollo, servono ben 9 calorie per nutrire lo stesso animale). D’altro canto, gli insetti necessitano di una quantità decisamente minore di acqua rispetto a bovini, ovini, suini e pollame, animali che impattano sull’ambiente anche attraverso l’emissione di gas serra provenienti dalle fermentazioni gastriche (soprattutto per i ruminanti).

Nonostante ciò, la prospettiva degli insetti commestibili non accende il cuore degli italiani. Secondo Coldiretti, il 54% dei cittadini considera gli insetti come un alimento che non appartiene al retaggio culturale dell’Italia, ed è preoccupato per quanto riguarda l’aspetto sanitario. Anche se, come sottolineato dall’EFSA, le uniche controindicazioni – almeno per le larve delle tarme – riguardano le persone con allergie ai crostacei e agli acari della polvere, che potrebbero avere reazioni allergiche anche per questo tipo di insetti.