I giornali di carta stanno scomparendo e con essi anche le edicole. E la stessa scomparsa delle edicole è in parte causa del calo delle vendite dei giornali. Un circolo vizioso che ha colpito tutta Italia a partire dai primi anni 2000. Se la moria delle edicole ha un legame con il più generale fenomeno della scomparsa dei negozi di prossimità, c’è qualcosa in più: per le dimensioni del fenomeno e per il suo impatto sulla vita civile. Secondo un report di Stampa Romana e DataMediaHub, chiamato “Le edicole del futuro, il futuro delle edicole”, circa i due terzi (il 63 per cento) dei comuni italiani è rimasto senza edicola, con percentuali che si impennano in Molise, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. In Piemonte si parla di quasi l’80 per cento dei comuni, ovvero 938 su 1180 totali.
Anche Torino potrebbe presto rimanere senza. In totale ci sono 334 chioschi nel capoluogo, ma solo 206 sono attivi, di cui 66 edicole “pure”, ovvero dedicate alla sola vendita di prodotti editoriali. La maggior parte dei chioschi (87) sono punti ristoro e i restanti sono adibiti alla vendita di fiori o di altri prodotti (dati del Comune di Torino aggiornati a maggio 2025).
Davide Magli è diventato edicolante pochi mesi fa nell’unico chiosco rimasto attivo in corso Monte Cucco a Pozzo Strada. Nonostante abbia appena iniziato, è pienamente consapevole della crisi del settore: “Essere un edicolante è sempre più complicato. Si legge molto di meno e le persone guardano notizie flash sui telefoni senza scendere in approfondimenti. Non esistono più quelli che comprano giornali di destra e di sinistra e comparano gli articoli per farsi una propria idea critica. Ormai l’informazione è diventata un consumo immediato sui social. A me piace molto poter vendere ancora libri e giornali e avere un rapporto con le persone, che è però una delle cose che sta andando a morire. Un modo di interagire che si è stravolto negli ultimi anni e questo è un peccato”.
La causa di questa crisi, secondo Magli, è da cercarsi anche al di fuori del cambio di abitudini delle persone. “È dura anche per colpa di quei mostri lì”, dice mentre indica l’ipermercato Carrefour di corso Monte Cucco, a 50 metri dall’edicola. “Le persone – prosegue – ci vanno a fare la spesa e già che ci sono comprano i giornali che mettono in esposizione. Questa politica scellerata di liberalizzare la vendita dei giornali influisce tantissimo ed è un altro tassello negativo nei nostri confronti, per cui ci aspetta un futuro sempre più difficile”.
La crisi dell’editoria e strategie di ripresa
La crisi, sia chiaro, è partita dall’editoria. Il report di Stampa Romana e DataMediaHub fa risalire l’inizio del fenomeno a un ventennio fa, quando le vendite dei giornali hanno iniziato a calare sempre di più, senza accenni di ripresa, a causa della crescente digitalizzazione della società. Rispetto al 2000 viene venduto l’80 per cento delle copie cartacee in meno: da 2186 milioni di copie al giorno a soli 423 milioni (dati di dicembre 2024).
Un altro elemento da tenere presente è il tipo di pubblico che acquista i giornali di carta e che di conseguenza frequenta le edicole: si tratta in prevalenza di persone pensionate over 65, che nella maggior parte dei casi risiedono in comuni con meno di 10 mila abitanti. Questo significa che nel giro di 10 anni potrebbe non esserci più nessuno, o quasi, a leggere i giornali.
In tutto questo secondo il report un edicolante medio guadagna poco più di 1000 euro lordi al mese per circa 13 ore di lavoro giornaliero (con sveglia alle prime ore del mattino per ritirare le copie fresche di stampa), per una retribuzione oraria di 2,94 euro in media.
Nonostante i dati scoraggianti, non è tutto perduto. Il report individua alcune strategie per la sopravvivenza e il rilancio della rete di vendita, basate sull’informatizzazione delle edicole. In cosa consiste?
- Tracciabilità delle vendite e dei resi attraverso la lettura di codici a barre. É il cuore del processo, con cui si può generare un flusso di dati che, passando dai venditori agli editori, permette una gestione dinamica delle scorte. Si stima che riducendo i resi, si otterrebbe un risparmio di circa 480 milioni di euro.
- Profilazione del cliente. Grazie all’uso di fidelity card prepagate, si possono raccogliere dati sulle preferenze e la frequenza di acquisto dei lettori, permettendo di disegnare offerte personalizzate e nuovi modelli di abbonamento competitivi.
- Abilitazione di nuovi servizi, che possono generare nuovi flussi di traffico e reddito grazie all’ammodernamento dell’edicola. Può trattarsi di servizi della Pubblica amministrazione (pagamento di ticket, rilascio di certificati anagrafici o prenotazione di visite mediche), servizi di e-commerce, diventando un punto di ritiro per acquisti online, o pubblicità digitale, mediante pannelli led.
Infine andrebbe anche pianificato e implementato un programma di formazione per i titolari dei punti vendita e per i distributori, che dovrà focalizzarsi sia su competenze tecniche, su aspetti specifici della propria attività, a cominciare dall’informatizzazione delle edicole, che su “soft skills” quali comunicazione e rudimenti di management.
Sembra però che chi ha il potere di agire per provare a salvare le edicole e l’editoria stessa non abbia intenzione di farlo. Pier Luca Santoro, consulente di marketing, comunicazione e sales intelligence, ha collaborato alla redazione del report, in quanto project manager di DataMediaHub, e dice la sua in merito ai mancati progressi. “Esiste una legge da più di dieci anni che obbliga l’informatizzazione delle edicole (legge 103/2012, ndr), che però non è mai stata rispettata e mai verrà fatto, perché prevede trasparenza, tracciabilità delle vendite e tutta una serie di cose di cui gli editori non vogliono sapere nulla. Questa legge la osteggiano da sempre”.
La prospettiva futura non è delle più rosee e Santoro è particolarmente pessimista: “Quello che più probabilmente succederà è che i giornali scompariranno del tutto nel giro dei prossimi 3/5 anni e le edicole pure. Resisteranno in numero di gran lunga ridotto i misti, come i tabaccai e i minimarket di paese che vendono anche i quotidiani. Così rimarranno 10 mila punti vendita sparsi in parte del territorio nazionale a vendere quel che resta dei giornali di carta”.
Ridare vita ai chioschi di Torino
Torino prova comunque ad andare in controtendenza. Visto il crescente numero di chioschi abbandonati, che rischiano di diventare dei fossili urbani, il Comune ha indetto un bando per la riqualificazione e il riuso di 31 chioschi dismessi, così grazie a un’offerta economicamente più vantaggiosa, si mira a trasformarli in nuove attività commerciali o di servizi. Non è necessariamente una buona notizia per l’editoria, dato che il bando è aperto a – quasi – qualsiasi tipo di proposta commerciale, ma è sicuramente una buona notizia per la città e i suoi quartieri. Dal Comune fanno sapere che al momento sono arrivate 636 proposte con forte prevalenza per la ristorazione. Il 29 maggio si terrà a Palazzo Civico l’assegnazione del bando, basata su criteri di offerta tecnica ed economica.
Torino, poi, non manca di esempi virtuosi di chi prova, nonostante tutti i segnali avversi, a ridare vita ai chioschi abbandonati. Nel 2020 in piazza della Repubblica a Porta Palazzo un’ex edicola ha riaperto come portineria del quartiere, offrendo una serie di altri servizi alla comunità e al contempo diverse opportunità di lavoro. Oltre a ciò è diventata un polo culturale per il quartiere, organizzando piccoli laboratori e concerti. Dal 2020 altri hanno seguito il modello del chiosco di Porta Palazzo con almeno altre dieci nuove portinerie di comunità in tutto il Piemonte.
In via Pietro Micca angolo via San Tommaso invece è nato lo scorso giugno un progetto ancora più coraggioso e ambizioso. “Ridicola”, così è stata chiamata, uno spazio espositivo vivo, come è stato pensato e realizzato da Pigmenti, associazione che promuove progetti artistici legati all’arte visiva in Piemonte, e rinato come galleria d’arte che vende opere e stampe, oltre a svariate riviste indipendenti di fotografia, architettura e molto altro. “Gli affari vanno bene, abbiamo superato l’inverno senza difficoltà”, spiega chi sta dietro il bancone di Ridicola.
Infine c’è chi proprio ce la mette tutta per resistere a un moto che sembra inarrestabile. Davide Magli, l’edicolante di corso Monte Cucco, racconta che “il precedente proprietario a cui affittavamo l’edicola è andato in pensione a giugno, ma per me valeva la pena fare questo mestiere nonostante il sacrificio che richiede e lo scarso tornaconto. A questa edicola sarebbe toccato il destino di molte altre che si sono arrese a mostri come quello lì (indica di nuovo il Carrefour, ndr), ma io volevo che questa qui continuasse a esserci. Per questo ho lasciato un lavoro con 35 anni di anzianità, con un certo stipendio e una certa posizione. Ho voluto essere in controtendenza nella speranza che qualcosa si muova in senso positivo per le edicole e gli edicolanti”.
La società sta dimostrando di sapersi riorganizzare per dare nuova vita ai chioschi della città, che si tratti di edicole, bar o centri culturali, per mantenere intatti importanti luoghi della comunità. Con o senza giornali. Gli editori sapranno fare altrettanto?