La satira come antidoto alle tentazioni del potere

“Una delle metafore che vengono usate più spesso per parlare della satira è quella della pentola a pressione. Tramite lo scherzo, l’autoironia si rilascia la pressione che accumuliamo nella serietà della vita quotidiana”. Secondo Alberto Godioli, professore associato dell’Università di Groningen e direttore del Forum for humor and the law, la satira può avere effetti positivi sulla qualità della vita democratica di un paese. Lo ha affermato a margine dell’evento “The importance of humour for democracy: good humour vs bad humour”, all’International journalism festival di Perugia.

A pochi giorni dalle dichiarazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si continua a parlare dell’ironia come prezioso antidoto contro “le tentazioni del potere”. In occasione dell’incontro con gli studenti di quattro scuole di giornalismo al Quirinale, il capo dello Stato aveva chiuso il suo intervento con una riflessione sui “potenti della terra” e sulla libertà di espressione. Di questo e dell’importanza della satira abbiamo discusso con il professor Godioli.

Cosa pensa delle parole del Presidente della Repubblica in riferimento all’autoironia?

“Sono d’accordo con Mattarella. Si tratta anche di un trend che è stato studiato: molti personaggi della politica attuale hanno un passato da stand-up comedians o da comici. Non sempre questo funziona nel migliore dei modi, ma illustra una certa interscambiabilità fra i ruoli”.

Intimidazioni, attacchi e critiche non sono una novità per il genere satirico. Crede che i social media facilitino la censura preventiva o una rimozione arbitraria di contenuti e vignette?

“Assolutamente, uno dei motivi per cui ciò accade è la maniera in cui le reazioni a satira e a umorismo controverso tendono a essere amplificate anche dalle logiche dell’algoritmo. Questo provoca anche una prudenza maggiore da parte di chi pubblica e di chi ha la responsabilità di monitorare o di gestire una pagina con dei contenuti. Fa parte del cosiddetto “chilling effect”, l’effetto di silenziamento, di autocensura”.

La satira vive di un contenuto di realtà che è sempre deformato e amplificato, quindi, a differenza di un articolo di cronaca, non è biasimabile se i fatti non corrispondono pienamente a quanto è successo. L’incertezza dei confini può essere un problema per il genere stesso?

“Sì, certo. È importante per la satira giocare con il rischio di essere confusa con la realtà, sempre però chiarendo al pubblico che si tratta di satira. È proprio questo rischio che fa sì che possa essere efficace come mezzo di comunicazione, ma al contempo provoca anche dei rischi”.

Può esistere ancora una satira che funga da critica politica costruttiva ed efficace?

“Questa è una grande domanda, perché è difficile secondo me parlare di satira in termini generali. Nella realtà può significare molte cose diverse fra loro. In linea di principio sì, è senz’altro ancora possibile e, al di là di questo, non penso che si tratti neanche della sua funzione principale, quella di dire la verità sul potere. È un ruolo che può ricoprire, ma è ancora più importante che rappresenti una valvola di sfogo. Un ingrediente fondamentale per la vita di un qualsiasi paese democratico. La libertà di esprimere il proprio punto di vista indipendentemente da quanto sia fondato. Fermo restando che ci sono dei limiti legali che sono quelli della diffamazione o, per esempio, dell’incitamento all’odio”.

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