Imprenditoria femminile, Roberta Isgrò: “Gli uomini devono accettare che c’è qualcuno che può governare con loro”

condividi

“Fare l’imprenditore per una donna è più difficile. Ma col tempo ci si rende conto di avere capacità emotive che rendono la sfida più interessante”. Mettere su un’azienda, secondo Roberta Isgrò, creative director di Vnk (Vision and Network), gruppo torinese impegnato nel food a cui appartengono locali come Norma, Scalo Vanchiglia e Distilleria Quaglia, non è una cosa impossibile. Ma l’ambiente resta poco incoraggiante per le donne che ci provano.

È difficile fare imprenditoria al femminile? Quali sono le difficoltà che ha incontrato?

Non c’è ancora una visione paritaria, senza dubbio. Ma le donne sono nate con la capacità di sopportare senza lamentarsi troppo, hanno una marcia in più. Tra l’altro, ho scoperto che la competitività è una caratteristica soprattutto maschile, mentre tra le donne c’è molta resilienza. Non mi è capitato di subire direttamente atteggiamenti maschilisti, ma mi rendo conto che per una donna è più difficile affermare la propria leadership, a maggior ragione in ambiti ancora dominati da certi meccanismi atavici.

Cosa vorrebbe da Torino per incoraggiare le imprenditrici?

In generale, mi piacerebbe che gli uomini ci dessero un po’ di fiducia in più. Dovrebbero finalmente arrendersi all’idea che c’è qualcuno che possa gestire le cose insieme a loro, lasciarsi andare a lavorare assieme. A Torino conosco molte donne che col loro lavoro determinano tanti cambiamenti utili alla città. Ovviamente, gli incentivi dall’alto non possono che migliorare questa realtà.

Come mai ha deciso di lavorare nell’ambito del food? Non è un settore che rischia di rivelarsi una bolla?

Il mio modo di approcciare il food non riguarda il cibo, ma l’ospitalità: un concetto diverso, squisitamente femminile. Nella mia famiglia prendersi cura degli altri è sempre stato un concetto importantissimo, legato soprattutto alle donne. Io l’ho interiorizzato, insieme all’amore per il mangiare. La situazione di sovraesposizione che il settore sta vivendo mi preoccupa, perché mi sembra che si vogliano nascondere gli aspetti più problematici. Ovviamente spero che si sgonfi. Tuttavia, col tempo questa tendenza rivelerà chi mette veramente impegno e dedizione in un settore che facilmente suscita passione in molte persone, ma non è altrettanto facile da trasformare in un lavoro.

Quali sono i suoi piani per il futuro?

Nel 2018 speriamo di riuscire a sviluppare il gruppo per renderlo più solido. Vorremmo concretizzare alcune idee, iniziando a lavorare anche all’estero e collaborando per realizzare importanti eventi cittadini.

LISA DI GIUSEPPE