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“Il teorema della polarità applicato alle guerre persiane”: così nasce l’identità occidentale

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“L’atto di nascita dell’identità occidentale ha un luogo e un tempo: Atene, nella prima metà del V secolo avanti Cristo” spiega alla Cavallerizza Reale Laura Pepe, antichista dell’Università di Milano, durante l’incontro “Le guerre persiane e l’invenzione dell’identità”. L’invenzione dell’identità, argomenta Pepe, passa per l’applicazione del “teorema della polarità e dell’opposizione” allo scontro con i persiani. Infatti, prima di allora non esisteva per i Greci l’opposizione con i barbari. “Se è impossibile identificare con precisione le tappe del viaggio di Odisseo nell’Odissea – come vuole il detto secondo cui sarà possibile tracciare una mappa dell’itinerario di Odisseo solo quando si scoprirà il nome del cuoiaio che cucì l’otre dei venti di Eolo – è perché Omero non voleva tracciare i confini del mondo, ma quelli dell’identità”. Lo straniero, in Omero, è xenos, colui che è altro da noi e al contempo ospite a cui si è vincolati dal legame di xenia, di accoglienza.

Ma l’arrivo dei persiani cambia tutto: nel 490 avanti Cristo nella piana di Maratona l’esercito persiano, guidato da Dario I, viene travolto da quello ateniese, inferiore numericamente di misura. Quella vittoria passa alla storia come esempio della superiorità del coraggio rispetto all’arroganza, della libertà rispetto alla schiavitù, dell’ordine rispetto al disordine. Dieci anni dopo, la sconfitta inflitta dai persiani, guidati da Serse, ai 300 spartani delle Termopili consegna Atene nelle mani dell’invasore persiano. Eppure, i Greci traggono da quella devastazione “un esempio” secondo Pepe. E infatti, a Salamina le triremi ateniesi affondano le navi achemenidi grazie alla loro agilità di movimento, mentre il re assiste allo scempio che viene fatto della sua flotta da un’altura. Il segreto del coraggio ellenico risiederebbe, secondo lo storico ed etnografo Erodoto, nella libertà. Proprio prima della battaglia navale di Salamina, infatti, si sarebbe verificato il dialogo tra Serse e il re spartano Demarato, esiliato dalla città della Laconia. Al primo, che si chiedeva come i greci potessero essere coraggiosi senza un capo, il seconda rispondeva che “i greci si battono per difendere la loro libertà”.

Commenta Pepe: “Le guerre persiane non solo rappresentano un confine di identità, ma alzano una barriera geografica tra Europa e Asia che prima non esisteva: l’occidente e l’oriente non erano mai stati contrapposti. Durante la guerra di Troia, achei e troiani si riconoscevano nella stessa cultura e il re di Lidia era considerato greco nella misura in cui, come tutti i greci, mandava donativi all’oracolo di Delfi”. Con la creazione di un’identità, nasce anche il senso di superiorità nei confronti dei barbari. “Nel settimo libro della Politica, Aristotele sostiene che il luogo di nascita determini se saremo liberi o meno, coraggiosi o meno”.

Una parziale riconciliazione avviene durante il regno di Alessandro Magno, “che non a caso si identificava con Achille” e che sosteneva di aver unito il mondo sotto il vincolo dell’amore tramite pratiche come il matrimonio collettivo, celebrato a Susa nel 324 avanti Cristo, tra 100 generali macedoni e 100 principesse persiane. Quello di Alessandro, però, fu un sogno effimero: un anno dopo i matrimoni di Susa morì e le terre che aveva unificato sotto il suo nome furono divise nei sette regni ellenistici.

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