Il Tar Piemonte tira le somme sull’anno giudiziario: in aumento i ricorsi in entrata

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Questa mattina, giovedì 5 marzo, nell’aula magna del palazzo dell’Arsenale si è svolta la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 del Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte. L’evento è stata un’occasione per il Tar per fare un bilancio sui risultati ottenuti lo scorso anno.

Raffaele Prosperi, presidente del tribunale da ormai quattro anni, ha esordito illustrando i dati riguardanti i ricorsi in entrata, sottolineando un “aumento impressionante nei numeri: siamo passati dai 1.969 al primo gennaio 2025 ai 3.620 di quest’anno. Il Tar ha cercato di fare del suo meglio, ma nonostante il nostro lavoro il numero dei ricorsi pendenti è ulteriormente e pesantemente aumentato”.

Le ragioni di ciò, secondo Prosperi, sono da ricondurre principalmente alla carta del docente, “cause del valore di 500 euro ad anno scolastico, che non vengono versati per una mera disfunzione burocratica dagli uffici dell’Istruzione al personale docente ed in particolare a quello non di ruolo”. Se nel 2024 questo tipo di ricorsi sono stati 887, nel 2025 il loro numero è cresciuto fino a superare i 2.200. Il problema, per il presidente, è che il Tar si trova costretto ad “affrontare un lavoro con un carico intellettuale pari a zero”, ma deve trattare le cause legate alla carta del docente “per tutti i passaggi alla stregua di un ricorso ordinario”.

Prosperi ritiene inoltre che la situazione del personale amministrativo sia critica. I funzionari sono cinque, tre in meno rispetto allo scorso anno. Gli assistenti amministrativi sei, in luogo dei nove previsti. E “la presenza di magistrati separati senza il contributo del personale amministrativo è del tutto inutile. Devo quindi chiedere conforto ai ruoli centrali affinchè la presenza di funzionari sia riportata ad otto unità. La raccomandazione che io faccio sempre agli avvocati di parte pubblica e privata è di aiutarci nella sintesi: ricorsi di 40-45 pagine sono il più delle volte inutili e dannosi, perché aumentano i tempi di decisione e forse facilitano anche gli errori”.

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