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Il Po: una via alternativa per spostarsi in città

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Una lunga via d’acqua che si snoda per la città da Nord a Sud. Ma anche una linea di trasporto alternativa alla metropolitana, per andare da piazza Vittorio a Moncalieri.

Il Po è sempre stato per Torino come il mare: un collegamento, un luogo di svago o semplicemente una cornice che fa da sfondo alle passeggiate o ai giri in bicicletta. E, fino agli anni ‘60, anche un sito di balneazione. La situazione oggi è cambiata, ma con una pianificazione lungimirante, il fiume potrebbe tornare ad essere punto nevralgico del capoluogo piemontese, come sostiene anche il giornalista scientifico e guida ambientale Franco Borgogno: “Mi auguro che si possa tornare a guardare il Po con una sensibilità diversa. Al termine di questa pandemia, il Po potrebbe riprendersi quella centralità piena rispetto alla vita cittadina che per lungo tempo ha avuto. Oggi il fiume rimane un elemento cardine della città”.

Lo si può intendere come sentiero d’acqua per trasporto merci, per escursioni turistiche o come sito di balneazione lungo tutto il suo corso? Non ancora, secondo Borgogno. “Attualmente ciò sarebbe difficile per una serie di ostacoli che non lo renderebbero possibile. Ma come luogo in cui recuperare centralità rispetto a tutta una serie di attività di vita cittadina, sì”.

Quel che è certo è che dovrà essere ripensato in chiave sostenibile. Per rendere concreta la linea di trasporto alternativa alla metropolitana “bisognerebbe ideare un mezzo che abbia un impatto
sull’ecosistema molto basso, ma possibile. Il Po potrebbe diventare una via ulteriore di spostamento sul lato Est della città che permette di arrivare fino a San Mauro Torinese”.
Pensare al Po in modo diverso significa impegnarsi in un investimento anche culturale. Incentivando la conoscenza delle piste ciclabili lungo il Po, si permetterebbe a una parte sempre maggiore di cittadinanza di conoscere, frequentare e tutelare importanti aree verdi.

“Basti pensare all’area che va dal parco delle Vallere di Moncalieri fino al parco del Meisino e San Mauro passando per l’Isolone di Bertolla. Un sito molto pregiato dal punto di vista naturalistico. Qui si trova la garzaia – il luogo di nidificazione collettiva degli aironi – più grande d’Europa.

La quantità di specie osservate è straordinaria. Anni fa, è stato documentato anche l’avvistamento di un pellicano. Sono zone uniche e più le persone possono godersele più sarà facile proteggerle perché l’equilibrio sta proprio nel fatto che siano godibili dalla cittadinanza e che quindi la cittadinanza diventi il primo difensore di quell’area”.

Oltre i progetti per il futuro, è importante per la città potenziare gli spazi e le strutture già esistenti. Un luogo come il parco del Valentino dove ci sono già locali, circoli e vaste aree dove ospitare molte persone, può trasformarsi, conclude Borgogno, in un’occasione unica: “È una lunga striscia di città in cui si può vivere all’aperto e divertirsi. Godersi la natura senza andare troppo lontano. Mi sembra un’occasione ottima in un periodo in cui ci sarà bisogno di luoghi di incontro che permettono di accogliere molte persone mantenendo le distanze di sicurezza”.

RICCARDO LIGUORI

Articolo tratto dal Magazine Futura uscito il 3 giugno 2020. Leggi il Pdf cliccando qui