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Il giorno del non-Ringraziamento: la storia degli Stati Uniti vista dagli antenati dei nativi americani

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Nel 1970, Wamsutta Frank James abitava nella riserva di Aquinnah, a Cape Cod, assegnata dal governo federale degli Stati Uniti ai discendenti dei nativi di Wampanoag. In quanto antenato, lo Stato del Massachussets chiamò James per tenere un discorso durante le celebrazioni del trecentocinquantesimo anniversario del “primo giorno del Ringraziamento”. James preparò un lungo discorso che non gli fu mai permesso fare.

Negli Stati Uniti, il giorno del Ringraziamento è una festa importante, degna di grandi banchetti a base di tacchino, torta di zucca e smashed potatoes. Familiari e amici si ritrovano per festeggiare l’anniversario dello sbarco nel Nuovo Mondo – avvenuto nel 1620 – di 53 uomini, donne e bambini, fuggiti dall’Inghilterra in cerca di libertà di culto, sopravvissuti alla lunga traversata oceanica a bordo della nave Mayflower. Oggi, gli antenati di quei coloni inglesi festeggiano la bontà e l’accoglienza che i loro trisavoli ricevettero dalle popolazioni che – prima di loro – abitavano il “Nuovo Mondo”, i cosiddetti “indiani d’America”. Nonostante ciò, l’unico dono con cui i primi coloni ripagarono la memorabile ospitalità dei nativi, fu la loro stessa morte.

Nella bozza del discorso, James scrisse: “Noi, i Wampanoag, abbiamo accolto voi, gli uomini bianchi, con le braccia aperte. Senza sapere che quella sarebbe stata la nostra fine. Senza essere coscienti del fatto che dopo cinquant’anni la gente di Wampanoag non sarebbe stata più libera”.

La prima colonia fondata dai “padri pellegrini” nel Nuovo Mondo – considerata come il primo insediamento dei futuri Stati Uniti d’America – si chiamava Plymouth, come la piccola città nel sud-est dell’Inghilterra da cui la Mayflower salpò con a bordo un centinaio di persone. Proprio in questo piccolo accampamento, i coloni festeggiarono il “primo Ringraziamento” insieme alla gente di Wampanoag, una confederazione di tribù di nativi che abitavano il Sud-Est dell’attuale New England. I nativi insegnarono ai coloni a coltivare la terra e, in cambio, i padri pellegrini – per un certo periodo – scambiarono con loro manufatti e offrirono loro protezione dalla tribù rivale dei Narragansetts. Allo stesso modo, e nel medesimo periodo, i coloni saccheggiarono le tombe degli antenati dei nativi presenti nei pressi di Plymouth, fondata su ciò che rimaneva del villaggio abbandonato di Patuxet; e gli trasmisero – involontariamente – delle malattie fino a quel momento sconosciute alle tribù di nativi. Il 90% della popolazione di Wampanoag fu vittima di quella che loro stessi chiamarono la “Grande moria”. Circa metà dei nativi morì già dopo il primo inverno successivo all’arrivo dei coloni, la restante parte fu sterminata, schiavizzata e derubata della propria terra, già prima dell’avvento del XVIII secolo.

Il discorso di Wamsutta Frank James fu censurato dagli organizzatori delle celebrazioni del Ringraziamento, proprio perché ricordava gli orrori di quel periodo storico. Nonostante ciò, decise di diffonderlo, inviandolo a diversi giornali in tutto il Paese, e poche settimane dopo, davanti alla statua di Ousamequin – leader dei Wampanoag fino al 1621 – dichiarò il Ringraziamento come giornata di lutto nazionale (National Day of Mourning) per tutte le persone di origine indigena. Una “celebrazione” alternativa al Ringraziamento per sensibilizzare la popolazione sulle ingiustizie che i nativi americani subirono e tutt’ora subiscono negli Stati Uniti.

Oggi, i Wampanoag – che nel 1620 erano più di 100mila, suddivisi in 67 tribù – contano circa 4mila antenati, politicamente e socialmente attivi per i diritti della popolazione indigena negli Stati Uniti. Non tutti gli antenati di Wampanoag presenziano alle celebrazioni del National Day of Mourning, poiché alcuni lo trovano emotivamente doloroso e, talvolta, inefficace. Ma nessuno di loro, può dimenticarsi della triste storia dei propri antenati.