Come si trova una storia che valga la pena raccontare? E come si trasforma uno spunto in un’inchiesta? Il metodo di lavoro che Alessia Cerantola, giornalista investigativa, strategic projects editor per OCCRP, alunna del terzo biennio del Master in giornalismo di Torino ha descritto alla classe attuale può essere riassunto delineando tre linee guida fondamentali: ascolto, verifica, e collaborazione.



Se non avesse iniziato a chiacchierare con una donna americana, Lisa Helmick, mentre entrambe aspettavano di pagare in un negozio di vestiti, ad esempio, o se avesse ascoltato con meno interesse il suo raccontarle le proprie origini, non avrebbe mai iniziato a lavorare a quello che poi è diventato un progetto multimediale pubblicato in più paesi, La bambina numero 12.
E ancora, se lei e le colleghe di Irpi non avessero dato credito a un messaggio ricevuto su facebook da una vittima di violenza non sarebbe nata Verified, l’inchiesta che ha svelato come un predatore sessuale potesse usare la piattaforma di ospitalità Couchsurfing per trovare donne di cui abusare.
Dopo ricettività e curiosità, però, è fondamentale verificare le informazioni ricevute, controllarle, andare più a fondo, usando fonti di genere diverso. Inizia il lavoro vero e proprio. Un lavoro che non può ragionevolmente essere svolto da una persona sola. Sia per la mole di lavoro, sia per un’affidabile attività di fact checking, è necessario collaborare, consorziarsi. Come è successo, ad esempio, per i Panama Papers: unendo centinaia di giornalisti, divisi in team nazione per nazione.