La testata del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino

Il futuro delle edicole, diventare portinerie di quartiere

condividi

Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su twitter
Condividi su email

Laccate di verde, disseminate per le città. Le edicole sono impronte storiche che rischiano di estinguersi. Ne spariscono due al giorno. “Il trend è pessimo, le chiusure si susseguono. Per le edicole la situazione è drammatica”, sottolinea Manuela Bongioanni,  la coordinatrice torinese del Sindacato Nazionale Giornalai d’Italia.  E allora è necessario un ripensamento: i chioschi si trasformano diventando le portinerie di quartiere. Ma la preoccupazione è ricostruirle senza snaturarne l’anima. Questa la soluzione per salvare una tra le più antiche edicole della Città a pochi passi da piazza Castello: il chiosco di via Pietro Micca. L’edicola di fine ‘800 era infatti destinata alla chiusura. Smantellare la struttura prevedeva una spesa di 10 mila euro. I proprietari ad agosto propongono al Comune di venderla al costo simbolico di un euro. Ed è qui che entra in gioco il progetto “Quotidiana” promosso dal Gruppo Milano Card: il format ispirato al modello francese. L’idea è infatti figlia di Eduard Vincent, docente dell’Hec Paris, e si concretizza in un chioschetto del Marais a due passi dalla chiesa parigina di San Paul. “Lou Lou dans ma rou”, così vengono ribattezzate le edicole che si riscoprono punto di incontro fra servizi e società. Un po’ come il signor Wolf in Pulp Fiction: sono pronti a risolvere i tuoi problemi. Stirare i vestiti, innaffiare le piante, prestare assistenza informatica. Sono i servizi che si affiancano ai tradizionali ruoli informativi. Una start up sociale che risolve il concetto di portineria trasportandolo all’interno dei quartieri. Una proposta per creare legami locali attraverso l’integrazione dell’imprenditoria. Ed è qui che si mantiene l’anima dell’edicola: continuare ad essere un punto di riferimento per i cittadini. Una tendenza entrata nei confini torinesi. Il progetto di Milano Card si inserisce in un percorso già avviato dall’amministrazione e dal Consiglio Comunale a settembre, per rilanciare le edicole cittadine nell’attuazione delle norme nazionali di liberalizzazione del settore. Nelle commissioni Patrimonio, Commercio, Assistenza e Cultura, la consigliera Eleonora Artesio aveva messo in luce le criticità economiche e sociali causate dalla chiusura delle edicole. Innescare un cohousing sociale diffuso sul territorio e insistere sul supporto alla persone più  fragili erano infatti alcune delle proposte discusse nelle commissioni.  A testimoniare questo cambio di prospettiva l’edicola di Porta Palazzo, riconvertita proprio in portineria di quartiere. Un servizio lanciato a ottobre che insiste sui servizi quotidiani e sull’integrazione sociale per arginare l’emarginazione. Un’iniziativa che punta ad attrarre anche un target più giovane. Nuova vita ai chioschi, attraverso l’installazione di mostre artistiche e culturali. Consegne a domicilio e sos tecnologici, dogsitting e commissioni. L’idea  sposa la filosofia di presidio culturale incarnato dalle edicole. “Diversificare senza perdere l’identità”, evidenzia Manuela Bongioanni. “Non perdere l’essenza ma coniugare i servizi che vadano a rafforzare il concetto di comunità. Le edicole possono per esempio essere anche un punto di incontro fra cittadini e amministrazione, fare da tramite”. 

Le prime ad accendere le luci prima dell’alba, le ultime a spegnerle, “ogni quartiere ha bisogno della sua edicola”. Eppure i dati raccontano un orizzonte incerto: 781 chioschi hanno abbassato le serrande nel 2019. Torino ha perso 87 edicole negli ultimi 3 anni. Ne restano 260. Nel 2015 erano 400.  Questi i dati riportati nel documento presentato dalla consigliera Eleonora Artesio, appartenente al gruppo Sinistra in Comune.

“Gadget e giochi per bambini sono gli articoli più venduti. Per esempio l’edicola di Piazza Castello ormai vende quasi solo più quello. In generale il quotidiano non è sparito, ma prima con quello si viveva. Il calo si fa sentire, resistono meglio i periodici, settimanali, mensili. Ma sicuramente non bastano per andare avanti”, a raccontarlo Maria Barberio, proprietaria dell’edicola di via Po 51.

Uno dei tanti effetti collaterali della crisi della carta stampata. I ricavi da quotidiani hanno infatti subito un calo del 7%, i periodici del 12%. Riduzioni marcate che compromettono tutta la filiera dell’informazione, e marchiano le edicole con lo stato di rischio.

Durante i primi anni Novanta, i chioschi rimanevano aperti fino a mezzanotte, con le copie ancora calde di tipografia sul banco. L’Unità usciva con allegate le videocassette. Abbinati ai periodici biglietti della lotteria, del Bingo dei replay. Lo stipendio medio di un edicolante era di 3 milioni di lire. Oggi il guadagno medio tocca i 35 euro al giorno. 

 “E’ necessario reinventarsi. Oggi siamo tutti multitasking, ed è necessario ripensare ai chioschi. I giovani leggono meno, ed è importante attrarre un pubblico diverso per avere un ricambio generazionale” racconta Cristina, proprietaria dell’edicola Garino. Non solo, concentrarsi sul territorio per rispondere a esigenze ad hoc. “Diversificarsi a seconda della zona può essere un vantaggio per l’edicolante. Andare a sopperire le mancanze di un determinato quartiere è un’opportunità che si coniuga al servizio. Pensiamo alle differenze fra periferia e centro, o provincia e città” racconta Manuela Bongioanni. Ma la rincoversine non è un proceso esente da difficoltà,”ci sono punti che non ci convincono sul progetto del gruppo milanese, il rischio è che si trasformino le edicole in minimarket alimentari. Inoltre non ci risulta che la vigente normativa consenta di vendere tutti i prodotti prevsti dal progetto. Il timore che abbiamo è che ci sia dietro un interesse di appropriarsi di una rete di vendita a costo quasi zero per un’operazine che ha poco a che fare con la salvaguardia del prodotto editoriale”. Un equilibrio difficile, a metà fra idenetità e sopravvivenza,

Come sottolineato dall’Assessore Alberto Sacco, il progetto di riconversione però trova un terreno fertile nei chioschi di proprietà comunale. Per i privati i costi di investimento e le barriere legislative rappresentano un ostacolo cruciale. La proposta del Gruppo Milano Card di rilevare l’edicola di via Pietro Micca rappresentava infatti l’ultima chance di sopravvivenza per il chiosco. “E’ difficile per le realtà private. Il caso dell’edicola di via Pietro Micca è per ora un unicum possibile proprio grazie alla rilevazione del da parte di un gruppo esterno. Io da sola non posso pensare di fare più servizi. Non posso vendere per esempio pane e latte, sia perché i materiali sono deperibili, ma anche per la mancanza di spazio”, evidenzia Maria Barberio dell’edicola di via Po. Il problema sembra stagnare proprio nelle basi: bisognerebbe cambiare la destinazione d’uso. “Noi nasciamo come edicole e dobbiamo morire come edicole. Questo può rappresentare un problema nel caso si volesse allargare l’offerta, o riconvertire i chioschi in diversi punti di vendita. E’ vincolante, e rappresenta una limitazione che porta poi al fallimento delle nostre edicole”.

Fanno parte della nostra storia: li osservava Proust, coperti di fuliggine ripensando alla stanzetta dello zio Adolphe, si fermava Celine al chiosco vicino al metrò o Kerouac lungo le strade del Colorado. Per sopravvivere, oggi, devono reinventarsi. “Perderle sarebbe pericoloso. Rappresentano infatti anche un faro per la libertà di stampa, ogni editore ha un suo spazio. Sicuramente le edicole ora, con la sola carta stampata, non possono sopravvivere” conclude Manuela Bongioanni. 

Diminuire le rese, sviluppare servizi di valore aggiunto, permettere all’edicolante di fare marketing. Bisogna recuperare un sistema di pianificazione più libera e eterogenea, per la distribuzione locale. Creare profili che recuperando l’essenza dell’edicola, che puntano sul suo ruolo sociale. Trasformare i chioschi in hub culturali potrebbe essere un buon punto di partenza. Garantire a soggetti pubblici e privati di reinventarsi, una necessità per rendere la metamorfosi equa e concreta.

Una metamorfosi che riflette la necessità, ma per Manuela Bongioanni occorre restare con la guardia alta: “Non vogliamo che operazioni del genere siano figlie della volontà di crearsi una rete di punti vendita a costi bassissimi procedendo al limite delle concessioni amministrative in materia di licenze. Noi vorremmo conoscere meglio i dettagli dei progetti”. Insomma, al di là della creazione di un minimarket, per la coordinatrice torinese del Sindacato Nazionale Giornalai d’Italia è necessario salvaguardare davvero la presenza delle edicole.