Questo articolo è stato scritto a quattro mani con ChatGPT Pro*.
L’intelligenza artificiale non ucciderà il giornalismo. Anzi. L’intelligenza artificiale è un’ottima notizia per il giornalismo, richiamando il titolo dell’incontro organizzato giovedì 5 febbraio dal Master in Giornalismo dell’Università di Torino, in cui giornalisti ed esperti hanno discusso delle potenzialità dell’Ia applicata al giornalismo. Consapevoli di quanto sia necessario sfruttare questa opportunità, dopo anni di scelte poco lungimiranti da parte del mondo dell’editoria.
Una consapevolezza che trova conferma nei saluti iniziali del presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte, Stefano Tallia, che ha bollato come “sbagliato e inutile” chiudere le porte all’Ia, sottolineando invece la necessità di insistere sulla sua regolamentazione.
Ad aprire le danze ci ha pensato Marco Bardazzi, giornalista e ceo di Beamedia, che non ha esitato a lanciare una provocazione alla categoria: riconoscere gli errori del passato per non ripeterli. “Abbiamo sbagliato molte volte nell’epoca digitale”, ha ricordato. Dal web visto come semplice vetrina gratuita fino alla rincorsa del traffico e del Seo, resa obsoleta dal nuovo Geo, “generative engine optimization”. L’arrivo dell’IA rappresenta “un cambio di paradigma enorme”, che non può essere affrontato difendendo la quantità invece della qualità. Bardazzi ha criticato l’idea di imputare all’IA il crollo del traffico o persino i licenziamenti, come nel caso del Washington Post: “È un approccio sbagliato e ingiusto”. La vera battaglia, semmai, è quella della reputazione: “L’Ia cercherà fonti autorevoli, pezzi firmati, esperienze. Se non ci posizioniamo noi, saranno altri a farlo al posto nostro”.
“La tempesta era nell’aria da almeno dieci anni”, ha esordito Riccardo Terzi, Google head of News & publishers partnerships, Italy and Southern Europe, ricordando a sua volta come l’Ia si inserisca in un sistema già in crisi. Calo di fiducia verso gli editori, il cambiamento delle abitudini di consumo e la nascita dei creator: tutte spie di un’evoluzione a cui l’editoria tradizionale non ha saputo adattarsi. Anche l’introduzione dell’Ia nei motori di ricerca si muove in questa direzione: si tratta di “Un imbuto in cui in alto resta il clickbait, mentre in basso si concentrano qualità e approfondimento: è lì che sta il valore e la collaborazione futura con gli editori”, ha concluso.
Barbara d’Amico, giornalista ed ex studentessa del Master in Giornalismo di Torino, si è concentrata invece sul tema delle community di lettori (o follower). Forte dell’esperienza al Google News Lab, D’Amico ha invitato le redazioni a smettere di inseguire le piattaforme e a ricostruire un rapporto diretto con il pubblico. “Non servono milioni di follower, ma mille veri fan”, ha detto, citando l’esempio del Giornale di Brescia e del suo portale sui bilanci aziendali. L’Ia, in questa prospettiva, non è il nemico: “Uccide le commodity news e libera spazio per fare altro, se usata per migliorare qualità e relazione con le comunità”.
Uno sguardo empirico è arrivato dai dati presentati dai giornalisti Giuseppina Debbi e Fabio de Ponte, che hanno illustrato i risultati di un questionario su 1.370 giornalisti italiani. L’Ia, spiegano, “Amplifica disuguaglianze già esistenti” e si inserisce in una professione frammentata per contratti, territori e tipi di media. Colpisce che il 78% dei professionisti la utilizzi già in redazione, spesso in modo individuale e non dichiarato, soprattutto per trascrizioni, analisi e verifiche. Il rischio, avvertono, è la convergenza: “Se usiamo tutti gli stessi strumenti, finiamo per produrre contenuti sempre più simili”.
A chiudere il cerchio, lo sguardo accademico portato da Federica Cherubini, direttrice dello sviluppo della leadership presso il Reuters Institute for the Study of Journalism. L’Ia, ha spiegato, “non è il futuro ma l’infrastruttura quotidiana del presente”: l’uso è raddoppiato in un anno, soprattutto tra i più giovani. La personalizzazione divide, ma viene accolta positivamente quando aiuta a orientarsi in un ecosistema informativo percepito come caotico e distante. Una sfida che chiama in causa, ancora una volta, la responsabilità del giornalismo.
* Visto il tema dell’incontro, ci è sembrato un esperimento interessante provare a mettere in pratica alcune delle suggestioni venute fuori durante il dibattito. Abbiamo utilizzato la versione 5.2 di ChatGPT Pro: alla macchina sono stati forniti appunti sull’incontro e dichiarazioni, e le è stato chiesto di produrre un testo non superiore alle 5 mila battute che mischiasse discorso diretto e indiretto. Alla versione preparata dall’Ia è stata completamente cambiata l’introduzione, e sono stati aggiunti connettivi tra i paragrafi e informazioni addizionali sui partecipanti all’evento, mentre il corpo centrale dell’articolo è rimasto pressoché invariato.