“Se continuiamo così l’informazione non ha molto tempo. La Federazione nazionale della Stampa ha intenzione di mettere in campo tutto ciò che può e, quando il pacchetto di scioperi sarà esaurito, ma anche prima, cominceremo con le azioni legali, azienda per azienda, sperando di trovare il sostegno dei comitati di redazione e dei colleghi, perché noi li vogliamo aiutare ma loro devono aiutarci ad aiutarli”. Alessandra Costante, segretaria nazionale della Fnsi, è alla manifestazione nazionale organizzata in collaborazione con l’Associazione Stampa Subalpina, il sindacato unitario dei giornalisti del Piemonte.
“Insieme – ha detto – possiamo farcela, se andiamo separati e divisi non sarà possibile. Tutti sotto la stessa bandiera, tutti sotto gli stessi diritti”. Mercoledì 1 aprile, i giornalisti si sono dati appuntamento in piazza Castello per chiedere il rinnovo contrattuale. Né il giorno né il luogo scelti sono casuali. Il contratto, infatti, è stato rinnovato per l’ultima volta esattamente il primo giorno di aprile di dieci anni fa, mentre Torino è la città degli Elkann, che stanno cedendo il gruppo Gedi, da tempo al centro di dure polemiche per la cessione di Stampa e Repubblica.
Silvia Garbarino, segretaria dell’Associazione Stampa Subalpina, ha spiegato che “la nostra battaglia è per avere un presente un po’ più solido, un po’ più certo, in un periodo storico in cui garanzie e certezze non ne abbiamo. Da dieci anni i giornalisti sono senza rinnovo del contratto. Non può esserci una rivalutazione dell’equo compenso se non attraverso anche una revisione maggiorativa del contratto nazionale. Siamo in piazza per tutta la platea dei giornalisti, partendo dai contrattualizzati, che però sono sempre meno, mentre sono sempre di più i colleghi freelance. In molti casi non sono lavoratori autonomi ma sono veri precari”.
Il dialogo con la Federazione italiana editori giornali, però, appare complesso al momento: “Siamo in piazza anche per dire che noi siamo disponibili a trattare e a confrontarci, ma su vari piani. È inutile che gli editori continuino a dire che la colpa è nostra perché ci basiamo solo sul lato economico. L’importante è che non ci siano barriere ideologiche. Noi non le abbiamo, speriamo che anche loro accolgano un confronto libero e aperto. Finora l’atteggiamento della controparte è stato di assoluta chiusura”.
Oltre agli adeguamenti salariali e al rinnovo contrattuale, ampio spazio è stato dedicato alla complessa situazione in cui versano Stampa e Repubblica. “Torino – ha spiegato la segretaria nazionale della Fnsi – è l’epicentro di una delle più grandi cessioni editoriali che l’Italia abbia mai visto. Exor ha ceduto Gedi al greco Kyriakou e ha venduto La Stampa al nuovo editore della Sae. Da quando è nata Gedi nessuno di noi ha capito per quale motivo Elkann abbia voluto mettere in piedi questa grande operazione di informazione, ma appena l’ha fondata sono cominciate le cessioni, che in qualche caso sono anche state drammatiche. Ha dato vita al più grande gruppo editoriale europeo e l’ha distrutto immediatamente dopo. La nostra vicinanza va a tutti i colleghi che in questi anni sono stati parte di un’esperienza editoriale che oggi è culminata nella dissoluzione”.
Per Giovanna Favro, che fa parte del comitato di redazione de La Stampa, presente in piazza Castello, “il giornalismo di qualità ha un peso che va riconosciuto. Attraversiamo una fase delicata e difficile della nostra storia ultracentenaria: passeremo a un nuovo editore e non abbiamo ancora il suo piano industriale, ma rimaniamo in attesa di avere garanzie sul piano occupazionale, salariale e redazionale. Non ho dubbio che la forza della redazione supererà questa fase”.
In attesa di sviluppi, il prossimo sciopero indetto dalla Fnsi è fissato al 16 aprile: “La loro scommessa è che gli scioperi non riescano e che la categoria si sfaldi. Avranno una pessima sorpresa: non siamo mai stati tanto uniti come in questo momento”, ha concluso Costante.