Trasformare i giornalisti in rockstar. È l’idea di Florence Martin Kessler, fondatrice e ceo di Live Magazine. Una suggestione condivisa anche da Phil Chetwind, global news director di Agence France-Presse. Al festival del Giornalismo di Perugia ha raccontato in live la storia dei giornalisti che hanno perso la vita documentando la guerra a Gaza con ritmo serrato e musica in sottofondo. L’obiettivo è lasciare un forte impatto su chi ascolta, raccontando storie profonde, ma sempre con un filo di ironia pungente. L’obiettivo? Arrivare più direttamente alle persone.
Phil Chetwind, quali sono i pregi del live journalism?
“Questa formula umanizza i giornalisti. Siamo esseri umani che raccontano storie e questo è rilevante in un mondo dominato dall’intelligenza artificiale. Anche la connessione fisica con il pubblico è rilevante. Si percepisce ciò che non può essere trasmesso attraverso lo schermo o da un foglio di giornale”.
Trasformare i giornalisti in rockstar era il titolo dell’evento. Le vere rockstar sono anche quelli che stanno sul campo e rischiano la vita?
“Loro sono gli eroi secondo il pubblico e meritano questo status. E l’obiettivo del live journalism è invece proprio quello di farli uscire dal cono d’ombra”.
A proposito di intelligenza artificiale e scrolling. Questo tipo di giornalismo può aiutare il pubblico a evitare le scorciatoie e appassionarsi a temi più complessi?
“Innanzitutto penso che ci siano tanti aspetti positivi grazie all’intelligenza artificiale: per esempio si potranno declinare le storie in tutti i tipi di media: dai podcast ai fumetti, fino alle interviste o agli spiegoni. Quindi dai giovani agli anziani potrà aiutare tutti: dagli adulti ai più piccoli, che potranno fruire lo stesso conenuto in modi diversi”.