“Azioni di agroterrorismo possono colpire o anche solo spaventare milioni di persone”. Non solo i conflitti tradizionali, tra le minacce del mondo contemporaneo occorre aggiungere anche le guerre biologiche e, all’interno di queste, l’agroterrorismo, l’uso di agenti patogeni per colpire le coltivazioni di paesi nemici. Di questa frontiera della violenza internazionale ha parlato stamattina, 27 marzo, a Biennale democrazia Maria Lodovica Gullino, già ordinaria di Patologia vegetale all’Università di Torino, intervistata al Circolo dei lettori dal giornalista Piero Bianucci, docente al Master di comunicazione scientifica dell’Università di Padova.
Secondo Gullino, l’agricoltura può essere presa di mira “perché non è protetta. Si protegge una riserva d’acqua, un aeroporto o una stazione, ma non possiamo proteggere i campi e le foreste”. Ma quali possono essere le azioni di una guerra biologica? “Si possono colpire i semi, per non farli germogliare, con un parassita che produca delle tossine – ha spiegato Gullino -. Ma esistono anche i biocrimini, come colpire il catering di un grande aeroporto, un’azienda o contaminare una filiera”.
Rispetto alle armi della guerra convenzionale, creare strumenti di offesa biologici è relativamente più facile: “Non ci vuole tantissimo a coltivare un patogeno e i costi sono ridotti – ha spiegato Gullino -. Infatti oggi c’è un’attenzione maggiore al passaggio di materiale biologico, che ha complicato anche i rapporti tra noi ricercatori internazionali nel trasferimento di materiali”. “Cereali e patate”, secondo Gullino, le coltivazioni che, se prese di mira in attacchi di questo tipo genererebbero le ripercussioni più gravi, ma in Europa, ha spiegato, “un rischio grosso è anche nelle colture forestali che non sono protette e sono una parte importante dei nostri ecosistemi: se venissero attaccate sarebbe un disastro”.
Per far fronte a questa minacce esistono le ricerche nel settore della biosicurezza: “Dobbiamo creare dei sistemi sicuri e trovare gli strumenti necessari per prevenire e contenere. Ad esempio i controlli diagnostici alle frontiere del materiale vegetale sono fondamentali”. La guerra biologica può avere – e ha avuto – anche applicazioni nella guerra al narcotraffico: “È un esempio di guerra biologica di stato: per distruggere le coltivazioni di droga si può anche pensare di irrorarvi sopra dei parassiti delle piante”.
In Ucraina, grande produttore di cereali e scenario di un conflitto, ci sono riscontri di atti di agroterrorismo? “Lì – ha detto Gullino – non ci sono elementi per confermare queste azioni, ma un grosso problema è la contaminazione radiologica per via delle armi che vengono utilizzate”.