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Giorno per giorno, la prima settimana di indagini sulla funivia del Mottarone

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È passata ormai una settimana dall’apertura del fascicolo “per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose” della Procura di Verbania, a seguito dello schianto della cabina numero 3 della funivia Stresa – Alpino – Mottarone. La caduta della cabinovia ha provocato la morte di 14 persone e il ferimento grave dell’unico superstite, un bambino di 5 anni. Durante la settimana appena trascorsa, il susseguirsi di perizie, interrogatori e decisioni dei giudici, ha reso quasi plasticamente la complessità delle indagini portate avanti dagli inquirenti.

Selezionando giorno per giorno le svolte più significative dell’inchesta, abbiamo provato a ricostruire questa prima settimana di indagini, seguendone i nuovi sviluppi e monitorando il lento miglioramento delle condizioni di salute dell’unico superstite, ricoverato da domenica scorsa nel reparto infantile dell’ospedale Regina Margherita di Torino.

Domenica 23 maggio 2021

Alle ore 12.30 circa, una cabina della funivia Stresa – Alpino – Mottarone, in risalita dalla città sul Lago Maggiore verso il monte Mottarone, cade poco prima dell’arrivo con a bordo 15 persone. Il bilancio dell’incidente è di 14 vittime. Se per 13 passeggeri lo schianto è fatale, due bambini vengono trasportati d’urgenza all’ospedale Regina Margherita di Torino. Uno dei due vi morirà poche ore dopo.

L’unico superstite è un bambino israeliano di cinque anni. Ha un forte trauma toracico e addominale, e riporta fratture agli arti. Viene prelevato dall’eliambulanza subito dopo l’arrivo dei soccorsi. Alle 14 circa, raggiunge l’ospedale infantile di Torino, dove viene operato d’urgenza per essere poi ricoverato in prognosi riservata. Eitan Biran, questo il nome reso noto solo in seguito, ha perso nell’incidente il fratellino di due anni, entrambi i genitori e i bisnonni.

La ricostruzione dell’incidente

Lunedì 24 maggio

La procuratrice della repubblica, Olimpia Bossi, apre un fascicolo contro ignoti presso la Procura di Verbania “per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose (per l’unico passeggero superstite). I nodi principali da sciogliere sono di doppia natura. Innanzitutto, le perizie sul campo per ricostruire le dinamiche dell’incidente dovranno fare luce sia sulla rottura del cavo traente della funivia, sia sul mancato azionamento del sistema frenante di sicurezza. L’azienda Leitner, responsabile della manutenzione ordinaria e straordinaria dell’impianto, diffonde una nota in cui si specificano tutti gli interventi eseguiti di recente. Nel testo, si legge inoltre che “i controlli giornalieri e settimanali di esercizio fanno capo alla società di gestione Ferrovie del Mottarone”. Un elemento che tornerà utile per capire su quali figure si concentreranno le indagini seguenti.

Parallelamente, si cerca di fare chiarezza su chi sia il proprietario della funivia. Proprio su questo punto iniziano a emergere pareri discordanti, con la sindaca di Stresa, Marcella Severino, che afferma in serata come il passaggio di proprietà della funivia dalla Regione Piemonte al Comune di Stresa non sia mai stato completato, “per cui la proprietà è ancora regionale”.

Martedì 25 maggio

Dopo una giornata di interrogatori presso la caserma dei carabinieri di Stresa, la procura di Verbania iscrive le prime persone nel registro degli indagati. Stando a quanto si apprende, vengono convocati alcuni dipendenti delle Ferrovie del Mottarone, raggiunti da almeno due avvocati. L’analisi dei filmati recuperati per ricostruire la tragedia, sembra evidenziare una manomissione dell’impianto frenante della cabina. In particolare, si nota l’inserimento di un ‘forchettone’, ossia di un divaricatore che impedisce l’azione dei freni, là dove la cabina si aggancia alla fune. Si tratta di uno strumento che viene usato solo e soltanto durante i giri di prova a impianto vuoto, per evitare il blocco delle cabine in caso di guasti elettrici.

Nel mentre, Regione e Comune continuano a rimbalzarsi la proprietà dell’impianto. In un’intervista a La Repubblica, l’ex assessore della giunta Chiamparino Aldo Reschigna, spiega che la struttura è passata al Comune nel 2006, con la regione che conserva solamente un contributo per la ristrutturazione. «Accordo mai perfezionato,» la replica della sindaca di Stresa Severino.

Intanto Eitan viene svegliato dal coma indotto dai medici dell’ospedale infantile. Il direttore generale della Città della Salute, Giovanni La Valle parla di «segnali positivi». Seppur il bambino sia ancora intubato e in prognosi riservata, comincia a dare segnali di ripresa, con «alcuni momenti di respiro spontaneo».

Mercoledì 26 maggio

Gli interrogatori nella notte tra martedì e mercoledì segnano il primo spartiacque nelle indagini. Vengono fermate tre persone con le accuse di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rimozione degli strumenti per la prevenzione degli infortuni. Si tratta di Luigi Nerini, il titolare della società Ferrovie del Mottarone che ha in gestione la funivia, Enrico Perocchio, il responsabile del servizio e Gabriele Tadini, il capo servizio della funivia. Quest’ultimo, però, è l’unico ascoltato dalla Procura. Durante l’interrogatorio, Tadini racconta di alcune anomalie dell’impianto note da almeno un mese. Queste tuttavia, non erano state risolte dagli interventi di manutenzione. Tadini riferisce che i continui blocchi causati dal guasto – peraltro proprio alla vigilia della riapertura della funivia – erano diventati una “preoccupazione” condivisa tra i tre gestori, per la quale bisognava trovare una soluzione. All’alba, Tadini ammette che da tempo si utilizzava il forchettone per evitare che i freni arrestassero la funivia in caso di guasto.

Ricoverato in prognosi riservata, Eitan inizia a respirare in maniera quasi autonoma, aiutato solo da poco ossigeno. Dopo aver aperto gli occhi, il bambino viene estubato. Due giorni prima era stato raggiunto dalla zia Aya – sorella del padre scomparso nell’incidente – che è presente al momento del risveglio.

Giovedì 27 maggio

Giovedì mattina, molti giornali attribuiscono la responsabilità della tragedia all’ “avidità” dei gestori, arrestati il giorno prima. L’interpretazione comune sarebbe quella secondo cui Nerini, consapevole delle anomalie della funivia, non avrebbe agito per evitare di spendere soldi e gravare sulle finanze della sua società, già in sofferenza a causa della pandemia. In attesa degli interrogatori di garanzia del gip, fa discutere la posizione del terzo arrestato, Enrico Perocchio. Attraverso il suo legale, l’ingegnere nega “categoricamente di aver autorizzato l’utilizzo della cabinovia con i ‘forchettoni’ inseriti e anche di aver avuto contezza di simile pratica, che lui definisce suicida”.

Nel giorno dei funerali della sua famiglia in Israele, il bollettino sulla salute di Eitan migliora: il bambino è cosciente e parla con la zia.

Venerdì 28 maggio

Dagli atti della Procura emerge che Tadini, Nerini e Perocchio potrebbero non essere gli unici a conoscenza della manomissione dell’impianto della cabinovia. Nello specifico, l’elenco degli indagati potrebbe rapidamente allungarsi fino a coinvolgere i manovratori attivi nella funivia durante l’ultimo mese, periodo in cui come ormai assodato la cabina stava viaggiando con il divaricatore inserito nel sistema frenante.

I medici del Regina Margherita riferiscono del completo risveglio di Eitan: “Chiede dei suoi genitori ma la zia gli resta sempre vicino”. Le sue condizioni restano stabili ma ancora non gli permettono di alimentarsi. La prognosi è ancora riservata.

Sabato 29 maggio

Sabato è il giorno degli interrogatori di garanzia del giudice per indagini preliminari (gip) Donatella Banci Buonamici. Vengono ascoltati tutti e tre i coinvolti e, in tarda serata, arriva il secondo sviluppo cruciale nella storia delle indagini. Il gip revoca le misure cautelari per Nerini e Perocchio, disponendo gli arresti domiciliari per Tadini in linea con la richiesta del suo avvocato. Il gip valuta che “non ci sono indizi sufficienti di colpevolezza su Luigi Nerini e su Enrico Perocchio”. I tre escono quindi dal carcere, pur restando indagati.

Domenica 30 maggio

Vengono diffuse le motivazioni con cui il gip ha deciso, a seguito degli interrogatori, di scarcerare gli indagati. Nell’ordinanza emessa, il giudice parla di “totale mancanza di indizi a carico di Nerini e Perocchio” al momento della misura cautelare. Viene anche chiarito che Tadini avrebbe chiamato in causa i due poiché si trattava delle “uniche due persone che avrebbero avuto la possibilità di sostenere un risarcimento danni”, attenuando così la propria responsabilità sull’accaduto. Si pensa intanto a un allargamento delle indagini, che coinvolgerebbero i manovratori materialmente responsabili dell’inserimento del ‘forchettone’ su ordine di Tadini.

L’ospedale infantile Regina Margherita parla di condizioni in “significativo miglioramento” per Eitan, ancora in prognosi riservata. I medici fanno sapere che il bambino ha ricominciato a mangiare “alimenti morbidi e leggeri”.

Lunedì 31 maggio

Un operatore si aggiunge alle persone iscritte nei verbali dell’indagine. L’uomo sarebbe colui che, su ordine di Tadini, avrebbe permesso alla cabinovia di funzionare senza freni. L’operatore è l’unica persona agli atti che condivide l’ipotesi di Tadini secondo cui i vertici della società fossero al corrente del guasto, ma che non volessero chiudere l’impianto per ragioni economiche. La procuratrice di Verbania Olimpia Bossi ha dichiarato di aspettarsi nuovi indagati, aggiungendo che il prossimo passo sarà valutare l’esito degli accertamenti sulla fune e sui freni. Stando a quanto riporta La Stampa, la procura indaga ora sui consulenti o i dipendenti della società Ferrovie del Mottarone, che gestiva la funivia: «Gli addetti sapevano della prassi del caposervizio Tadini di lasciare inseriti i ceppi per bloccare il sistema frenante, ma forse potevano rifiutare di assecondarla», ha detto il giudice per le indagini preliminari. Nel mentre, è in corso l’analisi delle conversazioni telefoniche tra Tadini, Nerini e Perocchio.

Dall’ospedale di Torino arriva nel tardo pomeriggio la notizia che Eitan non si trova più in pericolo di vita. I medici sciolgono la prognosi riservata, comunicando che il paziente è “in costante miglioramento sia dal punto di vista del trauma toracico sia dal punto di vista del trauma addominale”. Domani, il bambino “uscirà dal reparto di rianimazione e sarà trasferito in un reparto di degenza”.