Torino celebra il Giorno della memoria. Nella giornata di oggi, martedì 27 gennaio, sono diverse le iniziative per non dimenticare lo sterminio nazifascista. Al Cimitero monumentale le istituzioni torinesi hanno voluto ricordare i caduti in primis davanti al Campo della Gloria, dove sono custodite le spoglie di 1.126 partigiani.
Il toccante ricordo si è concluso poi in un secondo momento davanti all’epigrafe, che riporta i nomi di più di 400 eberei torinesi che persero la vita a causa della Shoah. Aron Bengio, segretario generale dell’associazione di volontariato Lions Mediterranea, lancia un monito: “Dobbiamo guardare con il cuore e con la mente quello che accadde, in modo che i nostri giovani imparino i giusti valori”.
Il ricordo delle istituzioni
Alla cerimonia di ricordo hanno assistito anche alcuni rappresentati delle istituzioni comunali e regionali. “E’ una giornata non solo per le commemorazioni e le corone d’alloro, ma anche per riflettere sul significato della follia e dello sterminio nazifascista – ha dichiarato Domenico Ravetti, consigliere regionale -. Oggi possiamo riconoscere il seme del male dell’umanità, che va isolato in modo che non si ripeta”.
Parole in linea con quelle dell’assessora comunale Chiara Foglietta: “In un momento in cui i paesi europei sono circondati da conflitti, è bene che le istituzioni, e in particolare quelle torinesi, continuino a essere presenti e si facciano promotori di giornate come queste, affinché non torni più quello che è successo in passato”.
Insiste sul significato più ampio della giornata l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino: “Non è un rito, è una responsabilità e riguarda ciascuno di noi. Ci tenevo a essere presente nella nostra città per cercare di evitare pericoli che sono ancora attuali”.
Il tributo della Sala rossa

Anche il Consiglio comunale si è radunato questa mattina in occasione del Giorno della memoria. La Sala rossa è al completo e per l’occasione sono presenti anche il sindaco Stefano Lo Russo, il consigliere regionale Domenico Ravetti, il presidente dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati) di Genova Filippo Biolè e la vicepresidente della comunità ebraica di Torino Anna Segre. I loro interventi hanno portato all’attenzione del Consiglio l’importanza di ricordare il genocidio del popolo ebraico e relativizzarlo con il presente per impedire che succeda di nuovo una tragedia simile.
“La memoria è una responsabilità – dice Lo Russo nel suo intervento -. Il male non nasce riconoscibile, ma diventa accettabile man mano che entra nella quotidianità. Il Giorno della memoria ci chiede di riconoscere nel presente i meccanismi che la storia ci ha già insegnato a tenere. Quando la sofferenza viene relativizzata, quando le vittime diventano numeri, quando l’umanità è sospesa in nome di una causa, quando il linguaggio si fa più duro, quando il dissenso viene delegittimato e quando la complessità viene vissuta come una minaccia, invece che come una ricchezza democratica. Questo 27 gennaio sia un invito a tutte e tutti a custodire la memoria come strumento critico e non come rifugio per dividere, semplificare e alimentare nuove paure”.
La lezione della storia e della memoria, però, non è passata a tutti, così come la capacità di usarla per osservare il presente. Una dimostrazione è l’intervento di Segre: “Quello che è accaduto agli ebrei non deve accadere a nessun altro. Eppure ancora oggi vediamo un antisemitismo in costante aumento anche in questa città a partire dai social, ma anche nelle scuole e nelle università”.