Giornata del servizio sociale, Testa: “Cambiamo narrazione”

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Una professione ad alto rischio. Che, spiega la presidente degli assistenti sociali del Piemonte Sabrina Testa, ha bisogno di essere tutelata dalla politica, sia a livello di comuni che da parte della Regione. Chi si confronta con la fragilità, infatti, troppo spesso corre rischi gravi anche per la propria incolumità, solo perché si trova ad essere l’interfaccia disponibile dell’istituzione. Sia quando l’istituzione ha capacità di risposta, sia quando non riesce a rispondere o taglia sostegni e aiuti.

Nel giorno in cui in tutto il mondo si celebra il World Social Work Day (Wswd), o Giornata mondiale del servizio sociale Testa, che da novembre 2025 rappresenta le professioniste e i professionisti del settore in Piemonte, fa i conti con quello che funziona, ma anche con quello che manca.

Sabrina Testa durante una conferenza

Quale è oggi la situazione di chi fa l’assistente sociale in Piemonte?

“Chi sceglie di fare la professione di assistente sociale sa che è una professione che mette in relazione di vicinanza con le persone in difficoltà e comporta un contatto continuo e costante con situazioni di difficoltà. E l’assistente sociale rappresenta l’istituzione e tutte le politiche di aiuto verso i cittadini, sia quando ci sono risorse, sia quando queste risorse vengono meno.

Da un certo punto di vista è una posizione privilegiata, perché l’assistente sociale, per questa vicinanza coglie problemi ed esigenze. Ma dall’altra parte, l’assistente sociale diventa la figura a cui presentare le proprie rivendicazioni da parte di queste persone ed è molto esposta ad attacchi quando le risposte dell’istituzioni risultano magari insufficienti”.

Visto anche i recenti casi di cronaca in Piemonte con un’assistente sociale aggredita anche fisicamente, voi vi sentite tutelate e tutelati dalla politica?

“Abbiamo promosso una azione di sensibilizzazione proprio verso i nostri primi interlocutori politici, sindaci e assessori in testa: abbiamo chiesto, per esempio, di assegnarci delle sedi adeguate a questo tipo di attività, che siano attrezzate rispetto a questo tipo di rischi: con doppie sicurezze, con presenza di altri operatori e così via. Stiamo anche organizzando un convegno su questo tema e da molti anni lavoriamo insieme alle professioni sanitarie e abbiamo realizzato un vademecum presentato, oltre ai decisori politici locali, anche in Regione nel novembre dello scorso anno. Perché è importante che proprio nelle politiche regionali si tenga conto delle fragilità che gli assistenti sociali incontrano nel loro lavoro”.

Secondo lei che cosa si può fare di più, in termini di tutela?

“C’è un impegno che interessa tutti i cittadini e che è fondamentale per noi assistenti sociali: costruire una narrazione diversa del nostro lavoro. Lo stereotipo più comune riguardo all’assistente sociale è che l’assistente sociale ruba i bambini: questo non è vero, naturalmente, anzi l’assistente sociale aiuta le famiglie in difficoltà. Questo può essere valorizzato con storie reali di persone che hanno avuto cambiamenti positivi nella loro vita proprio grazie agli assistenti sociali. Per questo stiamo lavorando insieme all’Ordine dei giornalisti del Piemonte e al suo presidente, Stefano Tallia, anche per far conoscere meglio quello che facciamo. Sono convinta che una narrazione più corretta del nostro lavoro possa aiutare le persone a riconoscerci come operatori che esistono per il bene di tutti”.

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