Il confine tra giornalismo e content creation si fa sempre più sottile. È questo il filo conduttore del panel al Festival del Giornalismo di Perugia che ha visto protagonista Sophia Smith Galer, giornalista digitale e influencer, in dialogo con Antonio Zappulla, Ceo della Thomson Reuters Foundation.
Giornalista indipendente da due anni e mezzo, Smith Galer ha costruito la carriera ibridando due mondi: il giornalismo e i social media. La 31enne britannica parla ogni giorno alla sua platea di 372mila persone su Instagram. La sua tesi è chiara: non tutti i giornalisti devono fare video verticali, ma saper costruire un pubblico attorno a sé è oggi un investimento fondamentale: “Gli algoritmi sui social danno priorità alle persone rispetto che ai brand e i dati lo confermano”.
Il nodo centrale è costruire e mantenere un’audience. Nel video in verticale il contenuto deve nascere dalle esigenze del pubblico, non dai desideri del giornalista. “Penso che non tutti i reporter debbano fare video in verticale, ma creare un proprio brand online è anche utile e un investimento per tutto ciò a cui può portare”.
Smith Galer ha anche trattato il tema della disparità di genere nell’ecosistema dei social media: “Quando le donne costruiscono un brand personale online, viene spesso letto come vanità o gestione dell’immagine. Se lo fanno gli uomini, è imprenditorialità”, commenta.
La domanda finale riguarda la possibilità di costruire un brand pur lavorando in una redazione tradizionale. Smith Galer è ottimista: “Certo, io l’ho fatto! La cosa importante è riuscire a costruire una community attorno al proprio lavoro. Se hai loro che ti supportano e ti permettono di brillare vi assicuro che potete fare tutto!”, conclude.