Il giornalismo stravolto dal digitale

condividi

New York Times, Washington Post, Le Monde, La Stampa. Tutti i più importanti giornali del mondo sono alla ricerca di un sistema di entrate e di profitti capace di compensare il crollo della pubblicità e il calo continuo delle copie. Il ventennale della morte del “giornalista gentiluomo” Michele Torre è stata l’occasione per discutere del ruolo del giornalismo nell’epoca dei social media. “Se non si troverà in tempi brevi un business model convincente, entro cinque anni non ci saranno più giornali di carta” sentenzia il direttore de La Stampa Maurizio Molinari. Con lo sviluppo degli strumenti digitali, la soglia d’attenzione dei lettori è diminuita vistosamente. Di conseguenza, il giornale deve ripensare alla sua struttura: “Il compito del giornalista è ancora più difficile – prosegue Molinari – perché deve sapere riassumere in 15 righe un contenuto che un tempo poteva scrivere in 70”.

È in corso una stagione del giornalismo, quindi, che richiede maggiore qualità, sia che si tratti di analisi e approfondimento sulla carta, sia di informazione generalista sull’online. “Michele Torre si sarebbe invaghito del web – dice il direttore di Cronaca Qui Beppe Fossati –  dove il vero, il verosimile e il falso si accavallano in un gioco che sembra non avere mai fine. È nostro dovere continuare a trovare le notizie come un tempo, con conferme a tutti i costi e senza ricerche su Wikipedia”.

La direttrice scientifica del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca di Torino” Franca Roncarolo sottolinea come la sfida dei giornali del futuro sia quella di ristabilire un nuovo patto di fiducia tra produttori e consumatori di informazione, che vada oltre la convergenza e la differenziazione di opinioni create dalle echo chambers dei social media. In questo senso, il direttore Molinari indica l’esempio del South China Morning Post, il giornale della città di Hong Kong: “Tutti lo comprano perché l’utente si riconosce totalmente nella testata. Il giornale deve diventare community, identità col territorio e declinare i contenuti ascoltando gli interessi dei lettori”. Una scommessa che vale la pena di giocare.

EMANUELE GRANELLI