Francesco Talò, ambasciatore di lungo corso e Juan Carlos De Martin, professore di automatica e informatica presso il Politecnico di Torino, si sono ritrovati in un dialogo sul rapporto tra geopolitica e tecnologia in un mondo che sta cambiando molto rapidamente. Dal palco del Circolo dei Lettori, in occasione di Biennale Democrazia e moderati da Alberto Infelise, caporedattore cultura de La Stampa, i due hanno discusso in particolare del ruolo dell’Europa e del suo gap tecnologico rispetto a Cina e Stati Uniti.
Il rapporto tra geopolitica e tecnologia viene subito inquadrato da De Martin parlando di smartphone. “Al loro interno sono presenti 70 degli 84 elementi stabili della tavola periodica. Per costruirli occorrono filiere estese in tutto il mondo. Inevitabilmente si parla di terre rare, componenti legate al software e di geopolitica, che è in continuo cambiamento. E il cambiamento è il maggiore nemico della geopolitica occidentale degli ultimi decenni.
La stabilità, che De Martin definisce “il totem europeo” è stata un imperativo dopo la Seconda Guerra Mondiale, per evitare il sorgere di altri conflitti tra Stati europei. “È diventata fine a sé stessa” spiega Talò. “Si è tramutata in una crescita pari a zero e in stasi, mentre il mondo continua a correre. Il cambiamento va interpretato, le tecnologie vanno prodotte. Invece ci troviamo a scegliere tra tecnologia cinese e statunitense”.
Russia, “una potenza imperiale del passato”, i Paesi del Golfo “che chiedono tecnologie e fanno ricerca e formazione”, l’Africa “una potenziale ancora di salvezza per l’Europa”, oltre che Cina e Stati Uniti: sono questi gli attori geopolitici che Talò individua nella sua riflessione. “Fino a qualche mese fa pensavo che si potesse ancora parlare di politica occidentale – aggiunge -. Ma non mi sembra più appropriato”.
Quello che è mancato all’Europa è stato il coraggio e la riflessione sul lungo periodo, secondo De Martin. “Se Steve Jobs si fosse rivolto a finanziatori europei, avrebbe trovato solo porte chiuse. Le agenzie spaziali europee anni fa ridicolizzavano Elon Musk per l’idea di razzi spaziali riutilizzabili. Gli Stati Uniti sono stati in grado di riflettere sul vantaggio non solo economico, ma anche egemonico dello sviluppare nuove tecnologie. La fusione che vediamo oggi tra potere economico, politico e tecnologico negli Usa è frutto di quella riflessione”.
Chi sostiene che sia troppo tardi finisce però per posticipare azioni necessarie, concludono i due. “Abbiamo il Cern, l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare – dice Talò -. E siamo leader in molte tecnologie. Ci sono ipotesi di nuove vie commerciali dall’India all’Italia, attraverso un Medio Oriente pacificato e l’Italia sul medio periodo ha ancora una posizione geografica vantaggiosa. Occorre agire prima che il cambiamento climatico renda possibili nuove rotte commerciali che taglino completamente fuori il Mediterraneo e che avvantaggerebbero Russia e Cina”.
“L’Europa ha un disavanzo commerciale nell’esportazione di servizi e prodotti di 500 miliardi – chiude De Martin – Si può discutere su un modello che non sviluppa il mercato interno, ma siamo molto competitivi”.