Le frontiere dell’Unione Europea possono aprirsi di nuovo con la sconfitta di Orbàn

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La sconfitta di Viktor Orbàn apre un nuovo spiraglio all’integrazione di nuovi Stati nell’Unione Europea, ferma dall’ingresso della Croazia nel 2013. Durante il panel “Fronte Europeo: da Tirana a Kyiv, il nuovo impulso all’integrazione EU” Luisa Chiodi, Francesco Brusa (direttore e inviato dell’Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa) e Andrea Brashayko (giornalista freelance) hanno parlato delle future possibilità di espansione dell’Ue e del superamento della barriera del veto incrociato.

“La sconfitta di Orbàn è un passaggio cruciale – ha commentato Brusa -. Peter Magyar da alcuni punti di vista è in continuità con il regime precedente per quanto riguarda immigrazione o l’invito rivolto a Netanyahu. Ma la sua elezione sicuramente porterà a una distensione dei rapporti con l’Unione Europea ed è importante anche per l’Ucraina e il suo processo di adesione”. E ha aggiunto: “Orbàn non era contro l’espansione dell’Unione. Ma alcuni vedono questa espansione in ottica sovranista, e lui era aperto all’ingresso di Paesi illiberali”.

“Attualmente ci sono circa dieci Paesi in lizza per l’adesione all’Ue”, ha spiegato Brashayko. “Con alcuni casi peculiari. Il Kosovo, che non è riconosciuto da alcuni Paesi. La Turchia, che ha visto un arresto del processo di integrazione soprattutto a causa del regime di Erdogan. La Georgia e la Bosnia Erzegovina, con i loro percorsi politici travagliati”. L’Ucraina ha chiesto un percorso accelerato di adesione all’Ue, “ma la sua situazione attuale lo rende impossibile. Tuttavia, la rimozione del veto ungherese è un passo importante”.

Il Paese più vicino a diventare membro dell’Ue in questo momento è il Montenegro. “Ma la concezione comune è che il Montenegro non faccia male a nessuno”, ha detto Chiodi. “Uno stato che ha la popolazione di Perugia non pone problemi per quanto riguarda l’integrazione e la redistribuzione delle risorse. Il problema è il voto all’unanimità, che ostacola la politica estera europea, e che può essere esercitato anche da Paesi molto piccoli. È un istituto che va superato”. Chiodi ha concluso con un invito alla comprensione delle diversità dei 27 Paesi: “L’Unione Europea è un’insieme di storie molto diverse tra loro. E comprendere le necessità e il portato di ognuno di essi può aiutare il suo funzionamento”.

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