La testata del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino

Final Eight: il baskin arriva all’Inalpi

condividi

Non solo basket: anche il baskin sarà protagonista questa settimana all’Inalpi Arena di Torino. Giovedì 13 febbraio alle 19:30 si sfideranno in una partita amichevole Azzurra Baskin Vco e Polisportiva San Giacomo. Il termine baskin deriva dall’unione di “basket” e “inclusivo”: nella disciplina in questione, infatti, partecipano al tempo stesso persone disabili e normodotate.

Nel baskin ogni squadra è composta da sei giocatori e, oltre ai due canonici canestri, ne sono presenti altri due a metà del lato lungo del campo da gioco. Le strutture posizionate a metà del campo sono composte da due canestri, uno posto a 1,20 metri di altezza e uno a 2,20. Dall’area adiacente ai canestri laterali possono tirare solo i giocatori con maggiori difficoltà di movimento, che ricevono il pallone dagli altri membri della squadra.

La relazione sportiva e umana tra giocatori normodotati e disabili è alla base del baskin. È uno degli elementi che ha fatto innamorare della disciplina Roberto “Bob” Rattazzi, oggi responsabile di settore della Polisportiva San Giacomo. L’incontro di Rattazzi con il baskin è avvenuto per caso: “Quando mi è stato proposto di occuparmi di baskin, non conoscevo la disciplina, ma mi ero già occupato di basket in carrozzina” commenta.

Rattazzi ha trascorso una vita da allenatore di basket: “Ho preso il patentino da allenatore nel 1971 e ho avuto l’onore di allenare Romeo Sacchetti alla Wild di Novara”. All’inizio degli anni 2000 comincia invece la sua avventura nel mondo del baskin. L’approccio allo sport non è facile: “Mi trovai a dover svolgere un esercizio, un dai e vai, con un ragazzo disabile. Non sapevo come fare, pensavo non ce la potesse fare. Poi ho provato e il ragazzo non ha avuto alcuna difficoltà nello svolgimento dell’esercizio. Lì mi sono detto: Bob sei un cretino! A volte abbiamo veramente il prosciutto sugli occhi e non capiamo le potenzialità di questi ragazzi”.

L’episodio segna Rattazzi che, nel corso degli anni, diventa sempre più esperto, fino a diventare, nel 2008, uno dei fondatori della sezione baskin della Polisportiva San Giacomo. “I tempi morti dell’allenamento sono fondamentali: vedere i ragazzi normodotati aiutare e confidarsi con quelli disabili non ha prezzo. E accade anche il contrario, il lato umano è fondamentale in questo sport”. La partita dell’Inalpi rappresenta un’emozione per tutti i ragazzi della Polisportiva San Giacomo, che condivideranno il palcoscenico con i cestisti professionisti “che sono abituati ad ammirare e considerare come idoli”.

Se la partita che si disputerà all’Inalpi rappresenta un traguardo che certifica il lavoro dell’Eisi, Ente italiano sport inclusivi, non mancano però gli ostacoli per lo sviluppo di uno sport come il baskin. Il campionato implica trasferte anche al di fuori del confine regionale e per sostenere le spese è necessario “coinvolgere sponsor interessati al progetto, attratti dalla nostra iniziativa”. Anche le infrastrutture non sono sempre adatte a uno sport che necessita di alcuni accorgimenti strutturali precisi: “Le palestre scolastiche non sono all’altezza perché spesso c’è poco spazio a disposizione e non garantiscono la sicurezza necessaria – commenta Rattazzi -, per fortuna però noi ci possiamo allenare al Pala Verdi di Novara, un palazzetto che offre tutto lo spazio e l’attrezzatura ideale per lo sport”.

Un altro punto fondamentale per il movimento baskin è stata la collaborazione con il Comune di Novara, “sempre attento a segnalare il nostro progetto e le nostre iniziative ai ragazzi, rendendo così più visibile il nostro lavoro”. Un contributo che ha aiutato la Polisportiva San Giacomo a raggiungere l’adesione di 70 ragazzi, di cui 25 disabili.  

Articoli Correlati