Fesr, aperti fino a settembre i bandi per sostenere chi investe

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“Il Piemonte è una regione che attrae investimenti, ma attrarne ancora di più è uno dei compiti strategici della Regione”. A dirlo è Paolo Bertolino, segretario generale di Unioncamere Piemonte, durante la presentazione del programma Fest 2021-2027. Durante la prima edizione – spiega Giuliana Fenu di Regione Piemonte – sono state saturate le risorse, a testimonianza di quanto il programma risponda ai bisogni del territorio.

A illustrare il funzionamento della seconda edizione del programma Fesr è Paolo Furno, responsabile del Settore promozione dello sviluppo economico e accesso al redito per le imprese della Regione Piemonte. L’obiettivo, argomenta Furno, è fare da volano al sistema imprenditoriale regionale, fornendo sostegno a tutte le filiere. “Non ci sono Ateco di elezione, ma sono tutti eligibili con la sola esclusione di quelli vietati dal regolamento Fesr”, precisa Furno. La misura prevede due bandi, il bando A e il bando B. La nuova finestra per aderire ai bandi è aperta dal 3 febbraio e lo sarà fino al 10 settembre. La dotazione, questa volta, è di 40 milioni di euro per il bando A e di 5 milioni per il bando B. Al primo bando potranno partecipare tutte le attività, dalle microimprese fino alle aziende a media capitalizzazione con massimo 3mila dipendenti (senza possibilità, però, di accedere alle risorse stanziate a fondo perduto). Nella valutazione delle dimensioni dei richiedenti, sarà considerata la dimensione del gruppo a livello globale e non la singola unità produttiva. Mentre le piccole imprese potranno accedere a tutte le misure, cioè strumenti finanziari e sovvenzioni, chi avesse più di 3mila dipendenti potrà aggiudicarsi solamente strumenti finanziari, cioè il finanziamento agevolato.

Per quanto riguarda il bando A, gli obiettivi sono attrarre imprese che hanno delocalizzato, incentivare gli investimenti di imprese non attive in Piemonte, consolidare attività già operanti e favorire la riqualificazione di siti produttivi. Condizione necessaria per ottenere i fondi è l’incremento del livello occupazionale minimo. Qualora si risultasse vincitori e non si ottemperasse a questo obbligo, i fondi saranno revocati. La soglia di accesso è di 125mila euro per progetto nel caso delle piccole imprese, mentre il tetto massimo per il finanziamento agevolato è di tre milioni di euro. Il 70 per cento del capitale sarà erogato a tasso zero, mentre il restante 30 per cento sarà fornito da fondi bancari con tassi di interesse corrispondenti a quelli delle banche commerciali.

Per le piccole imprese in possesso di determinate caratteristiche, come i requisiti Esg, sarà possibile ottenere una premialità. Le spese consentite sono: acquisto di macchinari e attrezzature, spese per installazione di impianti, spese per diritti di proprietà intellettuale e di progettazione e sviluppo, acquisto di terreni ed edifici esistenti, ma anche di costruzione. I progetti, inoltre, non potranno recare danno significativo all’ambiente. Qualsiasi intervento è immunizzato agli effetti del clima, fatta eccezione per alcune “situazioni di nicchia e, speriamo, residuali”. Le imprese dovranno essere in possesso, al momento della domanda, della polizza assicurativa contro i danni catastrofali e dovranno attestare l’ottemperanza alla legge sul diritto dei lavoratori disabili per le attività interessate. Fino alla soglia del milione di euro, il finanziamento è di massimo 60 mesi di cui sei di preammortamento facoltativo, mentre quando si supera il milione di euro il periodo massimo è di 72 mesi con un preammortamento facoltativo di 12 mesi. Solo le grandi imprese con fondi superiori ai due milioni di euro potranno salire a un periodo di 84 mesi con preammortamento facoltativo di 12 mesi.

L’obiettivo del bando B è contribuire alle spese correlate agli incrementi occupazioni: per questo non potranno accedervi le aziende con più di 3mila dipendenti. L’agevolazione prevista è un contributo in de minimis non superiore a 200mila euro. Non è previsto obbligo di inquadramento, ma sono necessari contratti di tempo determinato o indeterminato). L’incremento occupazione deve essere mantenuto per 36 mesi.

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