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Beppe Fenoglio: l’epica come fuga dalla provincia

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Beppe Fenoglio ha scelto di essere uno scrittore epico in un secolo che, dal punto di vista letterario, aveva poca dimestichezza con l’epicità”. La descrizione accurata delle battaglie vissute dall’autore durante l’esperienza partigiana, per esempio, conferisce ai romanzi e alle raccolte di racconti particolare dinamicità. Ne Il partigiano Johnny il protagonista, per tre volte, si taglia i capelli prima di affrontare la battaglia. “Sono tre scene in apparenza poco funzionali allo sviluppo della storia – spiega durante l’incontro “Fenoglio visto dalle stelle”, Gabriele Pedullà, insegnante di letteratura italiana all’Università di Roma Tre e autore del libro La strada più lunga. Sulle tracce di Beppe Fenoglio -, ma hanno in realtà l’obiettivo di preparare il lettore all’epicità dello scontro fisico”. La narrazione delle battaglie partigiane assume quindi un altro tono proprio in virtù della descrizione del momento preparatorio. “Fenoglio si ispira all’Eneide: nel poema la vestizione era il momento ricorrente che precedeva la battaglia e preparava il terreno per aumentare il pathos. Ne Il partigiano Johnny la triplice descrizione del taglio di capelli assume la stessa funzione”. 

Un aspetto in controtendenza, dunque, rispetto al panorama letterario dell’epoca. Ma la decisione stessa di intraprendere la carriera di scrittore è una decisione controcorrente, che gli costa inizialmente le prese in giro dei suoi compaesani. Dopo l’uscita del primo libro gli viene infatti affibbiato il nomignolo dispregiativo di “Beppe Fumetti”. Con il passare del tempo la scrittura diventerà però per Fenoglio una sorta di occasione di riscatto, una rivincita, nei “confronti di una provincia, quella di Alba, molto diversa da quella attuale, in cui era insito un sentimento di perenne invidia adolescenziale nei confronti di chi tentava di uscire dagli schemi”.

Il tono epico dei racconti, tanto deriso inizialmente, si rivelerà invece decisivo per l’emancipazione dalla provincia soffocante. Allo stesso modo l’inserimento di numerose espressioni inglesi nei testi rappresenta per lo scrittore un riscatto personale: “Fenoglio si innamorò già dalla prima lezione alle scuole medie della lingua inglese, ma fu costretto a rinunciare al sogno di diventare professore di inglese perché era balbuziente. In compenso la utilizzò molto nei testi scritti: Il partigiano Johnny fu scritto prima in inglese e poi tradotto da Fenoglio stesso in italiano”.

Il tono narrativo epico è particolarmente calzante ne Il partigiano Johnny ma, osserva Pedullà, sarebbe ingiusto ridurre il successo della produzione dello scrittore a questo espediente, poiché non è centrale in romanzi come La malora e Una questione privata. In particolare il secondo incarna la lettura antiretorica dell’esperienza partigiana propria di Fenoglio. “La cacciata dall’Eden è il vero filo rosso che unisce tutte le opere dell’autore. L’Eden assume forme completamente diverse a seconda del romanzo: ora è la dimensione familiare, ora è Fulvia, un amore impossibile”. 

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