La testata del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino

Fact-checking day: la lotta alle fake news ci riguarda tutti

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La verifica è un atto di responsabilità. Implica la capacità di analizzare una notizia trovando riscontri con dati e fatti da fonti affidabili, e mai come in quest’anno ha dato un valore aggiunto all’informazione circolata sul web. Il 2 aprile è l’International fact-checking day, promosso dall’Ifcn (International fact-checking network), una rete mondiale di redazioni, giornalisti e professionisti che punta sull’etica della verificabilità delle notizie.

La pandemia da Covid-19 ha avuto un duplice impatto sul mondo dell’informazione. Dal lato dei giornali, ha portato a far fronte all’infodemia, una notevole mole di notizie difficilmente controllabili. Le redazioni hanno così dovuto compiere una scelta: o dare la notizia senza analizzarne la fonte, rendendosi complici della diffusione di fake news, oppure – e si parla di una minima parte dei giornali – darla solo dopo un’analisi di attendibilità. Dal lato dei lettori, la quantità di informazioni circolanti e spesso in disaccordo tra di loro li ha resi più sensibili a fidarsi di contenuti falsi. Gli effetti sono un clima di sfiducia verso il mondo dell’informazione e un’opinione pubblica viziata, che minano la salute del sistema democratico.

Molte sono le iniziative delle istituzioni europee e italiane per combattere la disinformazione. L’Edmo (European digital media observatory) è un team di fact-checker e accademici finanziato dall’Unione europea che fornisce supporto a redazioni di giornali e governi nella lotta alle fake news. Sul piano nazionale, importante è il lavoro dell’Agcom, Autorità indipendente per le garanzie nelle comunicazioni, che ha istituito un Osservatorio sulla disinformazione online e pubblica frequenti report sul tema.

Ma i lettori possono contribuire a questa sfida, partecipando in modo attivo al processo di fact-checking. In Italia l’unico esempio del genere è Facta, un progetto che fa parte dell’Ifcn, nato esattamente un anno fa e voluto dal giornale online Pagella Politica. Per l’International fact-checking day Facta ha lanciato una serie di iniziative via social network: un quiz per testare la sensibilità degli utenti alla disinformazione e contenuti nativi Instagram con consigli pratici su come arginarla.

Il progetto di Facta è innovativo non solo per le modalità di coinvolgimento degli utenti. Tramite un servizio di chat bot WhatsApp, i lettori possono anche segnalare notizie alla redazione perché ne verifichi i contenuti. Camilla Vagnozzi, responsabile editoriale di Facta, spiega che l’obiettivo è proprio quello di scovare le fake news: “più abbiamo lettori che ci segnalano contenuti di cui poter parlare, più abbiamo la possibilità di identificare siti diversi, tra loro collegati, o pagine sui social network che rilanciano una notizia falsa”. Ma si tratta anche di andare alla fonte della disinformazione: “solitamente i contenuti fake li troviamo in catene nelle app di messaggistica, in link che rimandano a blog; sentendo più lettori, possiamo renderci conto del percorso che ha fatto la notizia falsa”.

La responsabilità che hanno anche le persone comuni nella diffusione della disinformazione è notevole: basta un semplice click per rilanciare una fake news. Proprio per questo è fondamentale responsabilizzare gli utenti perché “non può farlo solo un fact checker o un debunker; più i lettori sono in grado di farlo in autonomia, minore è il rischio che la disinformazione circoli”.

Per iniziative del genere sembra esserci interesse nei lettori, che si traduce in un ritorno in termini di contatti con la redazione: “abbiamo ricevuto più di 23 mila messaggi singoli e interagito con 3 mila utenti diversi, anche dopo la prima segnalazione”, evidenzia Vagnozzi.

Imprescindibile rimane, però, che i giornali attuino buone pratiche per rendere i lettori sempre più attenti. “Quando pubblichiamo i nostri articoli cerchiamo di ricostruire ogni singolo passaggio e mettere tutti i link che servono: in questo modo chi legge può ripercorrere in autonomia il ragionamento del fact-checker”. Una modalità che consente anche ai giornali di mettersi in discussione, perché “se il lettore si rende conto di qualche passaggio poco chiaro, può segnalarlo e così la notizia viene ridiscussa”.

Per fortuna, calare le notizie dall’alto con i tempi imposti dalle breaking news e con l’imprecisione che comporta è un fenomeno che si sta riducendo. Per questo è di fondamentale importanza rendere in grado tutti i lettori di informarsi in autonomia usando le giuste fonti, e saper riconoscere il contenuto fake. Infatti, come sostiene Vagnozzi, “noi cittadini abbiamo bisogno di mettere mano alle informazioni che ci arrivano, e il fact-checking ha anche questa missione: dare ai lettori gli strumenti per farlo e così renderli indipendenti”.