La testata del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino

Rifondare l’Europa sì, ma con le armi o con la pace?

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“Quello che mi turba di più è la poca presa di consapevolezza della situazione attuale in cui è la democrazia stessa a essere a rischio”. Con queste parole Luciana Castellina esprime le sue preoccupazioni rispetto al momento storico attuale. Giornalista e scrittrice, militante politica più volte eurodeputata, è stata membro del Partito Comunista Italiano fino al 1969 quando è stata radiata e ha fondato, insieme ad altre e altri intellettuali e militanti, il giornale il manifesto.

Anche Paolo Flores d’Arcais è d’accordo sul rischio che sta correndo la democrazia in questi ultimi anni. Filosofo e giornalista, è stato fondatore e direttore della rivista MicroMega. Per D’Arcais “Trump è il nemico della democrazia. È lui che permette a Putin di fare quello che vuole”. Facendo riferimento al conflitto in corso tra Ucraina e Russia, D’Arcais vede Trump e Putin stretti in un’alleanza che li rende complici di un delitto: l’uccisione della democrazia. O almeno tentato delitto.

Oggi si parla infatti di trumputinismo, neologismo che dal 19 marzo 2025 appare anche sul sito Treccani. È questo l’elemento inedito che per il filosofo caratterizza il presente tanto da parlare di “era del trumputinismo” che ha dichiarato guerra all’Europa da tutti i punti di vista, anche quello commerciale imponendo pesanti dazi. “L’Unione europea non vuole entrare in guerra, all’ Unione europea è stata dichiarata guerra – afferma D’Arcais – A questo punto l’Europa può scegliere: o piegarsi al trumputinismo, o cercare di esistere davvero come Unione europea e far fronte, da tutti i punti di vista, a questo attacco, anche sul piano militare. Perché da un attacco militare bisogna difendersi”.

“Non ci siamo preoccupati di costruire una società europea che non si costruisce solo con i trattati” dichiara Castellina. Gli stati europei infatti, benché abbiano dei fattori che li accomunano, sono molto diversi fra loro. Per renderne più coeso il tessuto sociale Castellina parla del lavoro culturale che deve fare la società civile e lo pone come alternativa al piano di riarmo europeo.

Per Castellina il tema della guerra non può più essere trattato come veniva trattato una volta, soprattutto per coloro che si fanno portavoce delle istanze di pace. Il motivo: allo sviluppo delle tecnologie impiegate per gli armamenti di guerra corrisponde l’aumento delle morti. Inoltre, come spiega un articolo pubblicato su The Guardian, il 73% delle vittime globali nei conflitti sono civili, percentuale che aumenta al 90% nelle zone calde di conflitto. Questi dati si inseriscono in un trend che registra l’aumento della percentuale delle vittime civili nei conflitti.

“Sbrighiamoci a fare questo lavoro culturale se vogliamo salvare la democrazia” prosegue Castellina. Una democrazia non come prerogativa esclusiva dell’Occidente, che rivendica come suo ed esclusivo il ruolo di protettrice e roccaforte della democrazia stessa. Ma una democrazia che si pone in ascolto di sé stessa, mettendosi in discussione e senza considerarsi misura di riferimento universale. “I patti – conclude – non si fanno con gli amici ma con i nemici per trovare un compromesso” cioè con chi ha posizioni radicalmente diverse. È in questa prospettiva che Castellina auspica in un futuro non lontano dove l’Unione europea porti avanti un’azione di mediazione e di trattative per costruire, con il contributo di tutte e a tutti, un presente di pace, ogni volta.

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