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Embraco, i lavoratori espongono in piazza le lettere di licenziamento

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Esposte come panni al sole. Sono appese sotto la sede della Regione Piemonte le 400 lettere di licenziamento dei lavoratori dell’ex Embraco di Riva di Chieri. “In Italia lavorare è un diritto” dicono da piazza Castello. Lì è in corso da ieri un presidio permanente per chiedere al Governo garanzie sul futuro di 406 lavoratori, ognuno con famiglie a carico.

Tre anni di incertezze e rinvii. I confronti di questi mesi e i tavoli tra politica e sindacati non sono stati sufficienti a scongiurare il dramma dei licenziamenti. Poi il tempo è scaduto, la procedura fallimentare si è conclusa e anche l’ultima spiaggia dell’estensione della cassa integrazione Covid è sfumata. Almeno sino ad oggi, quando si è aperto lo spiraglio alla proroga di sei mesi della cassa integrazione che tutelerebbe i lavoratori fino a dicembre.

Questa mattina, 19 maggio, un ulteriore pressing. Dall’incontro tra i sindacati e il governatore Alberto Cirio emerge l’impegno a scrivere al premier Mario Draghi e ai ministri Giancarlo Giorgetti e Andrea Orlando per chiedere, rende noto Ansa, “una dead line per la vicenda Embraco. Abbiamo bisogno di una data certa – ha commentato Cirio – Ci siamo dati tutti insieme la scadenza del 30 giugno. Il primo luglio se non sarà trovato l’investitore privato, sul tavolo metteremo il piano B”.

La soluzione appare sempre la stessa. Si chiama Italcomp, il polo nazionale che avrebbe dovuto assorbire non solo i dipendenti dell’ex Embraco, ma anche i 300 dell’Acc di Belluno. Lo aveva ribadito anche in occasione del 1° maggio l’assessora al Lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino: “La soluzione è assolutamente Italcomp”, diceva ai nostri microfoni.

Ma a distanza di qualche settimana Chiorino non riesce “a trovare una logica nel rimandare una soluzione al prossimo DL Sostegni per i lavoratori ex Embraco”. Il riferimento è a quanto dichiarato nei giorni scorsi dal ministro del Lavoro Andrea Orlando. Intanto, la voce dei lavoratori continua a farsi sentire: “Ricevere le lettere di licenziamento è vergognoso – dicono da piazza Castello – In questi anni ci sono stati quattro governi e quattro ministri ed è questo è il risultato delle chiacchiere del governo: parole e niente fatti”.