Elisa Palazzi, fisica del clima e docente dell’Università degli Studi di Torino, si occupa da sempre di cambiamento climatico e di montagna, dove “la crisi climatica ha un peso evidente, tangibile in diversi fenomeni: la fusione dei ghiacci molto accelerata, la migrazione delle specie verso quote più elevate, i cambiamenti nella biodiversità vegetale e animale, la scarsità di precipitazioni nevose e lo scioglimento precoce di quella neve che, invece, si era sedimentata”. Ma non solo: come ci spiega Palazzi, la montagna è un osservatorio privilegiato anche sotto il profilo sociologico: “ci offre la possibilità di capire come il cambiamento climatico muti le strutture sociali, in particolare in relazione alla donna”.
Elisa Palazzi affronterà questi temi nell’ambito di Coltivato, il Festival internazionale dell’agricoltura, che si terrà dal 20 al 23 marzo. Appuntamento venerdì 21 alle 11, al Circolo dei lettori (via Bogino 9), con “Clima, montagne, donne e nuove scalate da fare per vedere meglio il mondo”.
Le donne, la montagna e il cambiamento climatico
Come il cambiamento climatico colpisce diversamente i Paesi così accade anche per le persone. “Il ruolo della donna negli ambienti montani è interessante proprio in questo senso: ci sono ancora dei villaggi rurali, nel mondo, in cui è oggettivo che le donne godano di minori diritti e questo le rende più vulnerabili rispetto alla crisi climatica. Se gli uomini migrano verso le città per trovare mezzi di sussistenza, nei villaggi le donne sono gravate, oltre ai compiti a loro tradizionalmente affidati, anche dalle attività tipicamente maschili, come l’agricoltura e la pastorizia” argomenta Palazzi.
A proposito del ruolo dell’agricoltura nel cambiamento climatico, Palazzi aggiunge: “L’agricoltura è legata a doppio filo all’emergenza climatica: da un lato determina, soprattutto quando praticata a livello intensivo, il cambiamento del clima. Allo stesso tempo, però, ne è anche vittima e deve riuscire ad adattarsi a questi mutamenti. In Piemonte, a esempio, se episodi di siccità come quella dell’estate 2022 dovessero diventare endemici non si potrà più basare la propria sussistenza sulla coltivazione del riso che, come noto, richiede quantità ingenti di acqua”.
Tuttavia, il peso da cui sono gravate le donne è rappresentato anche da una maggiore esposizione ai pericoli: infatti, “in caso di eventi meteorologici estremi, in alcune zone del mondo le allerte vengono diramate sono nei luoghi pubblici, a cui le donne non possono accedere. In altri casi, non possono uscire di casa se non sono accompagnate da un uomo: davanti alle calamità naturali, questo rappresenta una maggiore esposizione al rischio”.
Continua Palazzi: “Allo stesso tempo, però, se le donne restano la montagna non muore: proprio la loro capacità di rimanere ha, in qualche caso, salvato il destino dei luoghi montani. Le donne muovono le montagne perchè hanno avuto la capacità di tenerle vive, grazie ai loro saperi e alle tradizioni di cui sono depositarie”. Se si pensa che, già dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, molte donne americane avevano preso il posto degli uomini – loro mariti, padri, fratelli – nelle fabbriche lasciate deserte dal richiamo alle armi, aveva forse ragione Giambattista Vico che, nella Scienza Nuova, parlava di una storia che si si ripete per “corsi e ricorsi”.