“La Crimea non ci basta”: Eduard Limonov dissacrante al Salone del Libro

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“Se qui in Italia venissero dei carri armati russi, uno dei loro motori potrei averlo costruito io”. Eduard Limonov è arrivato oggi, 12 maggio, al Salone del Libro e ha parlato alla platea senza filtri, come è solito fare. L’eccentrico scrittore e politico russo, dopo oltre vent’anni è tornato in Europa per presentare la sua nuova autobiografia : “Zona Industriale” pubblicata da Sandro Teti Editore. Il libro racconta della sua vita in Russia dal 2003, anno in cui è uscito di prigione dopo aver scontato una pena per traffico d’armi e terrorismo. Sullo sfondo compare Syry, il quartiere operaio di Mosca dove Limonov ha abitato, un luogo di degrado, decadente, che negli ultimi anni ha subito un processo di gentrificazione.

A rendere nota al grande pubblico occidentale la vita dell’autore russo era stata qualche anno fa la sua fortunata biografia scritta dal francese Emmanuel Carrère. “Carrère è stata una persona utile ma è un nemico di classe, è un borghese e io non lo sono” ha commentato Limonov intervistato da Marino Sinibaldi, in un’affollatissima Sala Gialla. Al centro dell’incontro il rapporto tra l’autore, leader e fondatore del Partito nazional-bolscevico e il presidente russo Vladimir Putin. “Putin è quello che suscita in voi occidentali maggiore impressione ma in realtà non decide autonomamente. La Russia è guidata da una ventina di famiglie e gruppi finanziari. Vi assicuro che lui, ad esempio era contrario all’unificazione della Crimea”. Un processo che secondo lo scrittore è durato anni. “Nel 1999 con il mio partito abbiamo occupato la torre del marinaio a Sebastopoli durante i festeggiamenti per l’indipendenza ucraina. Dall’alto abbiamo appeso uno striscione con la scritta ‘Sebastopoli è russa’” ha raccontato. Limonov si definisce un russo semplice, militarista, imperialista e conservatore. Nemico del capitalismo oligarchico ma favorevole all’imperialismo russo. “La Crimea non ci basta” ha sentenziato davanti a un pubblico plaudente e incredulo.

 

Dopo aver combattuto al fianco dei serbo-bosniaci e del loro leader Radovan Karadžić, in Moldavia a favore dell’indipendenza della regione “filo-russa” della Transinistria, Limonov è stato arrestato per aver cercato di provocare un’insurrezione nel 2001 in Kazakistan. “Questo dimostra che Putin non è quello che voi credete. Negli anni della presidenza Eltsin è stato un liberale. Solo di recente, dal 2014, ha cambiato la sua politica estera in senso patriottico. Ma fa ancora troppo poco”. E una delle dimostrazioni per Limonov è che il suo partito è stato messo al bando nel 2007, prima delle organizzazioni fondamentaliste islamiche.

LUCREZIA CLEMENTE