L’Europa tesse la tela dell’economia sociale

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Non è un caso che, nella giornata mondiale della giustizia sociale, il forum “Business, social, one vision. Social economy and competitivness and Social Justice” organizzato da Torino Social Impact, si sia tenuto proprio nel capoluogo piemontese. Secondo Jacopo Suppo, vicesindaco metropolitano di Torino, si tratta di “una vocazione che Torino ha da sempre”. Mario Calderini, professore al Politecnico di Milano, condivide le considerazioni di Suppo: “La tradizione torinese è quella dei santi sociali, dei movimenti operai e degli intellettuali come Piero Gobetti“.

Secondo il presidente di Camera di commercio Torino Massimiliano Cipolletta, “competitività ed economia sociale sono concetti interoperabili, non alternativi” ma, come sostiene Silvio Magliano, membro del Consiglio regionale del Piemonte, “sono necessarie delle metriche per garantire la misurabilità dei principi dell’economia sociale stessa”. Calderini parla del presente come di “momento anticiclico, di evidente crisi della parola ‘sociale'”. Secondo Calderini, infatti, parole come sociale, equità e inclusione sono sotto attacco sia “nella politica sia nelle istituzioni multilaterali”. Eppure, sostiene l’economista, stiamo assistendo a una crescita delle politiche dell’economia sociale grazie all’onda lunga delle iniziative precedenti dell’Unione europea. “La prima cosa che abbiamo chiesto all’economia sociale – prosegue Calderini – è di essere riparativa del mercato, dei bisogni delle persone, ma deve essere attenta a non essere corriva nello smantellamento del welfare. Le abbiamo poi chiesto anche di essere produttiva, di creare valore economico e lo ha fatto: in Europa ci sono oggi 12 milioni di occupati nel settore, che produce il 6% del Pil. E infine le abbiamo chiesto di farsi infrastruttura democratica, garante di un modo di pensare all’economia nella giustizia sociale”. Il meccanismo, secondo il docente del PoliMi, si è rotto con il rapporto Draghi, “che ha riportato lo sguardo sulla crescita a tutti i costi senza avere attenzione per la sostenibilità, per la coesione sociale”. Ha invece un’opinione molto diversa sul rapporto Draghi Mario Nava, Director-General Employment Social Affairs and Inclusion European Commission, che argomenta: “Sul tema della competitività europea, Draghi dice che non abbiamo materie prima, ma solo skills. Possiamo ottenere la competitività in due modi: con la riduzione dei costi, ma ci sarà sempre qualcuno che sarà ancora più competitivo e con l’aumento delle skills”. Secondo Calderini, comunque, il nemico dell’economia sociale è “l’istituzionalizzazione, perché toglie l’immaginazione necessaria”.

Simel Esim, Head of the Cooperative, Social and Solidarity Economy Unit, International Labour Organization, Chair of the United Nations Inter-Agency Task Force on SSE, ha sostenuto invece la necessità di una governance democratica in questo “momento polarizzante”, in cui possono coesistere crescita economica e privazione di diritti. “La stabilità economica, però, non può esistere senza coesione sociale: il progresso è vulnerabile se non è accompagnato da integrazione delle politiche di regolazione economica”. Da ultimo, secondo Esim, “sono necessari strumenti che favoriscano la consapevolezza del grande pubblico e che consentano di valutare i principi con delle metriche e standard statistici”. Oliver De Schutter, Special Rapporteur on extreme poverty and human rights, United Nations, il vero nodo centrale è di andare oltre una valutazione limitata al Pil “che non è sufficiente a valutare complessivamente il benessere delle persone”.

Sulla centralità dei numeri è tornato Nava: “12 milioni di persone che producono il 6% del Pil europeo sono più produttive della media e proprio valutazioni di questo tipo ci consentono l’advocacy per l’economia sociale”. Secondo il rappresentante dell’Ue, “non si può pensare di fare economia sociale solo attraverso il contributo pubblico, ma questa va introdotta proprio nel sistema economico”. In tal senso, è fondamentale garantire l’accesso alla finanza e facilitare l’applicazione dei principi dell’economia sociale a livello regionale e nazionale. Per quanto riguarda l’accesso alla finanza, Nava ha dichiarato: “Sono allo studio Etf sociali, social bond sia classici sia partecipativi”. Al tempo stesso, è fondamentale “abbassare dal livello europeo a quello nazionale per la messa a terra”. Anche Nava, come Esim, ha poi sostenuto la centralità della “visibilità di quello che si fa: la regola numero uno dell’economia di mercato è questa e se noi ci vogliamo entrare è cruciale averla”. Si trova d’accordo Juan Antonio Pedreño, President of Social Economy Europe, “dobbiamo mostrare di più quello che siamo”.

Secondo Gianluca Salvatori, Secretary General Euricse, il punto essenziale è che “in Italia stiamo facendo un’operazione nuova e attesa da tempo, che ci aiuta a uscire da una condizione in cui le organizzazioni erano in posizione di difesa e facevano la parte del terzo incomodo tra Stato e mercato”. Le realtà dell’economia sociale, sostiene, “non devono giocare in difesa, ma in proposta”. E conclude: “L’Europa è proprio basata sull’idea che sviluppo economico e coesione sociale stiano assieme. Rinunciarci è rinunciare alla base profonda del progetto europeo”. Sulla competitività dell’economia sociale torna Sarah de Heusch, Director of Social Economy Europe, che spiega: “L’economia sociale è competitiva perché ha sempre portato verso soluzioni che, come l’Ai, liberalizzano l’accesso di conoscenze”. La svolta, secondo il presidente di Social Impact Agenda Italy e di Confcooperative Federsolidarietà Stefano Granata, è rappresentata da “piani industriali anche per l’economia sociale, dalla possibilità di far convergere la finanza sociale con gli investimenti in economia sociale”. Di finanza sociale ha parlato Laura Micciché, Head of EU programmes di Cassa Depositi e Prestiti, che si è concentrata su tre strumenti finanziari di Cdp: il fondo rotativo dedicato all’economia sociale; il fondo dei fondi impact investing per progetti di housing e un test pilota sul social income.

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