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Djamila Ribeiro debutta in Italia con “Il luogo della parola” edito da Capovolte

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“Per pensare al futuro è prima necessario riconoscere gli errori del passato. Solo affrontando il colonialismo e le sue conseguenze, sarà possibile coesistere con dignità”. Filosofa e attivista brasiliana, Djamila Ribeiro sta facendo storia nel suo paese, imponendosi nel dibattito pubblico grazie alle sue opere che si concentrano su temi come il femminismo nero, il razzismo, l’empowerment femminile.

Il 9 giugno, in diretta live sulla pagina Facebook della casa editrice alessandrina Capovolte, Ribeiro ha presentato  “Il luogo della parola”, edizione italiana del suo libro “Lugar de fala”.  In quell’occasione l’autrice, in collegamento live dal Brasile, ha dialogato con Valeria Ribeiro Corossacz, antropologa e autrice della postfazione al libro e Monica Paes, traduttrice del volume e storica voce di Radio Popolare.

“Il luogo della parola” inaugura per la casa editrice Capovolte la nuova collana Intersezioni, di pensiero femminista, che includerà prossimamente alcuni dei titoli della collana “Feminismos Plurais”.

Con questa opera Djamila Ribeiro si è imposta come punto di riferimento del femminismo nero, anti-razzista, pro-Lgbt e anti-maschilista del Brasile. Nel 2019 la Bbc l’ha riconosciuta come una delle 100 donne più influenti del mondo. La scrittrice è stata anche insignita del prestigioso Prince Claus Awards, premio legato al ministero degli Affari Esteri dell’Olanda che sostiene i diritti umani e aiuta i paesi a superare la povertà e gli ostacoli allo sviluppo, la cui cerimonia si è tenuta il 4 dicembre scorso ad Amsterdam.

Molto popolare sui social, Ribeiro si sta spendendo molto per democratizzare l’accesso alla cultura in Brasile, anche per le fasce più discriminate e oppresse. L’attore brasiliano Paulo Gustavo le ha ceduto per tutto il mese di giugno il suo account Instagram da 13,5 milioni di follower per permetterle di parlare della questione razzismo a un pubblico ancora più ampio di persone.

https://www.facebook.com/watch/live/?v=324837895172320&ref=external

Strenua oppositrice della politiche del presidente Jair Bolsonaro, Ribeiro dirige la collana editoriale Feminismos Plurais – marchio Sueli Carneiro/edizioni Polén Livros – che promuove la pubblicazione di autrici e autori neri a prezzi accessibili, aprendo e democratizzando l’accesso alla cultura anche per le fasce più deboli della popolazione. In Brasile, dopo diversi anni di governi progressisti che avevano tenuto conto delle istanze storiche del movimento nero e sviluppato importanti politiche sull’istruzione, appena il 10% dei libri scritti tra il 1965 e il 2014 è opera di autori neri. Si tratta di uno stato in cui oltre il 61% della popolazione carceraria è nera, e dove il tasso di femminicidi di donne nere è in aumento e il razzismo culturale è ancora molto vivo.

Il luogo della parola è un saggio – già tradotto anche in francese e spagnolo – in cui la filosofa si interroga su chi abbia diritto di parola nella nostra società. “Una società in cui maschilismo, bianchezza ed eterosessualità sono la norma” dice Djamila Ribeiro. Rifacendosi alle riflessioni di figure storiche come Simone de Beauvoir, Lélia Gonzalez, Angela Davis e diverse femministe nere contemporanee, tra cui Grada Kilomba e Linda Alcoff, l’autrice fa emergere la posizione critica della donna nera: “lei è l’altro dell’altro, ai margini del dibattito sul razzismo centrato sull’uomo nero e ai margini del dibattito di genere centrato sulla donna bianca” continua. “Riflettere sul femminismo nero non crea scissioni ma, anzi, serve a interrompere la scissione che si è creata in una società disuguale. E, ragionando su come le oppressioni di razza, genere e classe si intersecano, significa ideare progetti, nuovi traguardi civilizzatori, pensare a un modello differente di società” spiega Djamila Ribeiro.

In questo contesto si inserisce il concetto di luogo della parola, pensato come un rifiuto della storiografia tradizionale e della gerarchizzazione dei saperi, risultante dalla gerarchia sociale, che storicamente impone un discorso unico e che pretende di essere universale. Necessario è invece promuovere una molteplicità di voci, perché conclude Ribeiro “parlare non vuol dire soltanto emettere delle parole, ma significa poter esistere”.

RICCARDO LIGUORI