Disinformazione vegana. I problemi del giornalismo nel raccontare un diverso regime alimentare

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Allarmismo, terrorismo informativo, spettacolarizzazione. Nel mondo comunicativo nazionale, la diffusione delle notizie sulla dieta vegana possiede ormai questi tratti distintivi. Figurarsi poi se al centro della notizia ci sono i bambini e “genitori egoisti” che impongono il regime alimentare vegano ai propri figli. Ma è possibile fare una corretta informazione su un tema così sensibile?

Quello che emerge dalla discussione, nella cornice del Festival del Giornalismo Alimentare, è la distanza ancora netta tra mondo scientifico e informativo. I giornali maltrattano il tema dell’alimentazione, concentrandosi più su ricette culinarie e consigli su come perdere peso piuttosto che sulle materie prime e su informazioni scientificamente sostenibili. Così la disinformazione è dietro l’angolo. “Chi fa educazione scientifica si sente schiacciato dalla cattiva informazione”, spiega Fabio Capello, medico e giornalista scientifico che ha gestito un centro di malnutrizione in Angola. E’ un problema che riguarda in prima linea l’Italia e in generale i paesi mediterranei, mentre quelli anglosassoni tendono a una semplice cronaca dei fatti, senza creare schieramenti.

È proprio quello che spaventa Sonia Giuliodori, direttrice di FunnyVegan, primo portale a interessarsi totalmente allo stile di vita vegano: “Si tende a cercare spesso lo scoop, deviando dall’informazione reale. Rischiamo di creare dei muri etichettando la dieta vegan come malnutrizione”. Poi però commette lo stesso errore che compiono i giornali, legando la sua scelta a un’esperienza prettamente personale e alla salute dei propri figli.

“La dieta vegana ha delle criticità come ogni altro regime alimentare”, ha chiarito Antonella Lezo, nutrizionista all’Ospedale Regina Margherita “È tuttavia difficile metterla sullo stesso piano con quella mediterranea, perché scientificamente è ancora un mondo inesplorato. L’importante è la conoscenza dell’alimentazione: e se qualcuno si vuole informare correttamente non lo fa sui giornali”. Rimane un punto di domanda sulla motivazione etica di un genitore di imporre ai propri figli un diverso regime alimentare: ma quello, almeno, non è un problema che riguarda il giornalismo.