“È fondamentale lavorare sullo sviluppo e sull’innovazione tecnologica per dare competitività e sostenibilità all’agricoltura piemontese, sia dal punto di vista ambientale sia economico”. Lo ha affermato Giacomo Ballari, presidente di Agrion, Fondazione per la ricerca e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura piemontese, aprendo la presentazione del “Digi Open Hub”. Il progetto, promosso dalla Fondazione in collaborazione con i quattro poli universitari piemontesi, è stato illustrato questa mattina, 30 marzo, nella sala Trasparenze del palazzo della Regione dove è stato firmato il protocollo di intenti per sviluppare innovazione nel settore agricolo. Si tratta di un bando che permetterà a otto startup di sfruttare “laboratori a cielo aperto” creati per “mettere la ricerca, la tecnologia e l’innovazione al servizio dell’agricoltura”. Spazi dove ricercatori, imprese e agricoltori possano collaborare per rispondere alle sfide globali che minacciano l’agroalimentare.
Attraverso numerose collaborazioni con università, centri di ricerca, start-up e aziende della filiera, si vuole tentare, come ha sottolineato Ballari, di “convogliare il più possibile le forze e misurarci tutti insieme rispetto alla capacità di rispondere alle necessità di agricoltori, aziende e mercati”. Le sfide sono numerose, dai cambiamenti climatici alla scarsità delle risorse naturali, perché, come ricorda Paolo Bongiovanni, assessore all’Agricoltura: “Quelle che erano certezze ieri diventano oggi incertezze e obbligano a fare passi avanti più velocemente di quanto immaginavamo”. Per questo, nei Digi Open Lab si lavora a soluzioni innovative come l’uso di droni e sensoristica avanzata, oltre alle sperimentazioni in campo agricolo.
Alla firma dell’accordo, erano presenti i quattro rettori delle università torinesi, oltre al presidente di Regione Alberto Cirio che, in chiusura, ha evidenziato come “noi ci siamo sempre trovati a discutere del giusto prezzo di un prodotto, ma non è più questo il tema. Abbiamo bisogno di avere il prodotto e averlo significa capire perché e in che modo il cambiamento climatico stia compromettendo molte delle nostre produzioni”.