«Bisogna pur lealmente riconoscere che sinora non si è vista sulla scena della storia altra democrazia che non sia quella coniugata con la società di mercato. Ma cominciamo a renderci conto che l’abbraccio del sistema politico democratico col sistema economico capitalistico è insieme vitale e mortale, o meglio è anche mortale, oltre che vitale».
Era il 1988 quando Norberto Bobbio, uno tra i maggiori pensatori italiani scriveva queste righe. In un periodo storico relativamente vicino, ma diversissimo da quello attuale, Bobbio invitava a riflettere sul rapporto complicato tra democrazia e capitalismo e si interrogava sulla possibilità di alternative a questo sistema economico. Da un lato, la democrazia ha prosperato in contesti capitalistici grazie allo sviluppo economico e al libero mercato. Dall’altro il capitalismo, con la sua logica di profitto e di concentrazione del potere economico, sembra minacciare l’essenza della democrazia, erodendo i principi di uguaglianza, partecipazione e giustizia sociale.
Su questa base si è svolto il seminario Pacifismo, Democrazia, Capitalismo, Diritti. Norberto Bobbio 20 anni dopo, coordinato dalla professoressa Valentina Pazé in occasione di Biennale Democrazia.
Potere economico e democrazia
Al centro delle sue riflessioni, Alberto Drera, dottorando presso il dipartimento di Giurisprudenza e scienza politiche, economiche e sociali dell’Università del Piemonte Orientale, ha evidenziato come il potere economico, esercitato da soggetti pubblici e privati, possa minare le fondamenta democratiche. Questo avviene perché le istituzioni democratiche, che devono operare per il bene comune, sono compromesse dalla crescente influenza dei gruppi di pressione privati e dai poteri economici. Due sono i rischi: il venir meno della trasparenza e dell’equità delle decisioni politiche e l’esclusione dei cittadini dai processi decisionali cruciali, attraverso una ridotta partecipazione politica.
Il capitalismo favorisce infatti le logiche della segretezza e della riservatezza e sfugge a quelle di visibilità e controllo, fulcro invece della democrazia. Questo diventa evidente nei rapporti tra pubblico e privato, dove i soggetti privati, a causa della loro enorme influenza, possono orientare le politiche pubbliche in modo tale da favorire i propri interessi, a scapito del bene comune.

La promessa non mantenuta
Aspetto cruciale della questione è la difficoltà di realizzare una vera democratizzazione dell’economia. Secondo Michele Sferlinga, docente presso l’università di Torino, si deve porre l’accento sulla promessa non mantenuta del capitalismo e sui limiti della democrazia. Per molto tempo, pensare a un’economia che funzioni per il bene della società è stato possibile. La realtà ci mostra però come il capitalismo tenda a favorire un numero ridotto di attori economici, aumentando le disuguaglianze.
La difficoltà di conciliare capitalismo e democrazia sta proprio nella loro natura contrastante: la democrazia si basa sulla partecipazione e sull’uguaglianza, mentre il capitalismo è strutturalmente orientato alla concentrazione del capitale e delle risorse in mani sempre più ristrette. La conseguenza di questa tensione è un progressivo ridimensionamento della capacità dei cittadini di influire sulle decisioni economiche, lasciando sempre più spazio ai grandi interessi economici e finanziari.
Sistema fiscale e giustizia sociale
La seconda parte del seminario è stata dedicata alla riflessione sul ruolo del sistema fiscale e al significato dei diritti nella logica capitalistica.
Stefano Maria Ronco, docente di diritto tributario presso l’università di Torino, ha trattato il tema del dovere fiscale alla luce del pensiero di Norberto Bobbio. La sua riflessione ha evidenziato la necessità di un sistema equo e trasparente, essenziale per il corretto funzionamento della democrazia. Ronco è convinto che il dovere di contribuire al pagamento delle imposte corrisponda alla possibilità dei cittadini di esercitare il loro potere decisionale: la Costituzione prevede una serie di diritti fondamentali. Affinché lo Stato possa tutelarsi, offrendo servizi adeguati, è fondamentale che ogni cittadino e cittadina contribuisca a livello economico. Da qui la visione delle imposte tributarie non tanto come un dovere, quanto la manifestazione del potere decisionale di ciascuno.
Senza una redistribuzione delle risorse giusta, i diritti fondamentali rischiano di diventare un privilegio per pochi, piuttosto che un bene universale. Il sistema tributario, quindi, non solo finanzia i diritti, ma diventa un elemento cruciale per ridurre le disuguaglianze e garantire che tutti i cittadini possano partecipare pienamente alla vita democratica.
Quando il sistema fiscale è iniquo, i cittadini vengono esclusi da un’equa distribuzione delle risorse e la democrazia rischia di essere svuotata dei suoi contenuti più profondi. Questo è uno degli aspetti in cui il capitalismo mette maggiormente alla prova i principi democratici, poiché il potere economico, attraverso la manipolazione dei sistemi fiscali e la creazione di disparità economiche, mina la partecipazione e l’uguaglianza.

I diritti umani e la logica capitalista
Guglielmo Ciaccio, studioso presso l’università di Pisa, ha discusso la fragilità dei diritti in un contesto dominato da interessi economici. La riflessione si è concentrata sul contrasto tra il razionalismo dei diritti umani, che li considera universali e inalienabili e il volontarismo, che li riduce a strumenti di potere economico. Ciaccio ha messo in evidenza come il capitalismo, con la sua logica di profitto, possa ridurre i diritti a meri strumenti utilitaristici, minando il loro carattere universale.
In un mondo dove gli interessi economici prevalgono sulle questioni politiche e sociali, i diritti umani rischiano di essere svuotati del loro significato, diventando facilmente negoziabili o subordinati agli interessi di pochi. La mercificazione dei diritti, che avviene attraverso la gestione economica delle risorse vitali come la salute, l’educazione e il lavoro, porta con sé il rischio di escludere interi gruppi sociali dalla piena fruizione dei diritti fondamentali.
Se nel passato si è ritenuto che le due sfere, capitalismo e democrazia, potessero coesistere, oggi emergono sempre più segnali di crisi. Il capitalismo globale, con la sua natura sempre più distante dai controlli democratici, sembra sottrarre potere agli Stati e indebolire la capacità della democrazia di rispondere ai bisogni dei cittadini. Realtà che non può e non deve essere ignorata.