Dall’Olanda alla Russia, ecco chi segue le teorie cospirazioniste di Qanon in Europa

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Un lavoro di indagine lungo un anno, ancora da concludere definitivamente, sulla penetrazione delle teorie cospirazioniste di Qanon in sette Paesi europei. Un team investigativo basato in tutta Europa, costituito da figure professionali diverse e complementari quali ricercatori, giornalisti e analisti di dati. I collettivi internazionali di giornalismo investigativo Lighthouse Reports e Bellingcat hanno presentato oggi il loro nuovo progetto, esponendone i retroscena durante il panel “Mappare le cospirazioni” al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Ma perché Qanon è ancora un tema così importante? “Qanon ha conseguenze nel mondo reale. Non dobbiamo pensare che tutto ciò accada solo in camere oscure. È molto diffuso, e molto ben organizzato. In passato facemmo l’errore di screditare questi canali e la loro influenza. Dopo Donald Trump, li prendiamo molto più seriamente. Tutti traggono beneficio se puntiamo una luce su questo fenomeno, facendolo emergere nella vita reale” ha spiegato Ross Higgins, di Bellingcat. “Dobbiamo far conoscere cosa succede, perché quando i politici marciano su queste narrazioni per capitalizzare politicamente siamo veramente nei guai. E in Europa i politici guardano agli Stati Uniti, dove i Repubblicani stanno diventando molto più estremisti per farsi rieleggere, pensando che in effetti così possono avere molto più successo. Anche in questa guerra in Ucraina abbiamo personaggi di potere che abbracciano teorie del complotto come, ad esempio, quella sui biolaboratori per armi batteriologiche. Bisogna capire come Qanon, i cui seguaci in Russia sono – paradossalmente – contro Putin, si adatta alle narrative dei vari paesi”.

La rete Qanon, nonostante sembri assopita dalla fine del mandato da presidente degli Stati Uniti di Donald Trump, dimostra di avere ancora molto seguito e di generare ancora molto coinvolgimento nel mondo, compreso il continente europeo. I due collettivi hanno voluto evidenziarne lo sviluppo, e come questo si interfaccia e innesta con le teorie cospirazioniste di stampo locale: “In Olanda c’è una teoria secondo cui in un cimitero sarebbero sepolti due bambini uccisi da un gruppo satanista, con gruppi di persone che portano fiori ogni anno” ha raccontato Gabriel Geiger, di Lighthouse. “È un buon microcosmo per capire come le teorie cospirazioniste transnazionali interagiscono con quelle locali. Noi cerchiamo di capire perché in alcune nazioni Qanon sembra non avere più presa mentre in altre sì” .

Oltre all’Olanda, il progetto ha analizzato quanto accade nel Regno Unito, in Francia, Germania, Italia, Repubblica Ceca, e anche Russia. Come? “Noi facciamo indagini su fonti open source, perciò il nostro lavoro può essere replicato, se si sa dove cercare” ha detto Higgins. “Scegliamo un tema e analizziamo i canali Telegram, Twitter, i gruppi Facebook, e come questi interagiscono tra loro. Una volta individuati, il nostro team di analisti lavora sui big data. Questo per fare in modo che abbiamo una visione più ampia delle tendenze, e che possiamo condividerla con altre persone”.

Il database generato, spiegano, sarà utile a tutti. Quasi mille canali analizzati, alcuni incredibilmente attivi, che permettono di capire la scala di tali reti. Il team ha lavorato su oltre 4 milioni e mezzo di post, seguendo tendenze, parole chiave, argomenti e fenomeni iniziati in alcuni Paesi e poi improvvisamente esplosi in altri. Alla statistica e ai dati va accompagnato, però, un approccio umano: “Io mi focalizzo sulle storie delle persone” ha evidenziato Geiger. “Ad esempio, sono entrato in contatto con gruppi di supporto per persone che hanno perso un proprio caro nel buco nero della galassia Qanon. Ma capire cosa sia Qanon e cosa non lo sia è molto complicato, perché comunque ci sono interazioni tra Qanon e altri gruppi cospirazionisti di estrema destra. Nell’Europa dell’est c’è una comunità che dice di curare l’autismo dei propri figli facendogli ingerire candeggina, e pubblicando poi le foto online”.

Vedere certe cose, anche se si è giornalisti specializzati o analisti consapevoli, può comunque essere traumatizzante: “A Bellingcat abbiamo persone che ci aiutano a superare cosa vediamo. Leggiamo così tanti discorsi cospirazionisti e vediamo talmente tante cose…come si fa a continuare a farlo senza aiuto?” ha detto Annique Mossou, di Bellingcat. “Bisogna davvero parlare, va bene rendersi vulnerabili, specialmente con chi lavora sullo stesso argomento. Prendetevi cura della vostra sanità mentale!”.

Portare alla luce certe reti, certi argomenti e certe figure di spicco, magari invitandole in programmi televisivi in prima serata (come ormai accade da troppo tempo in Italia) potrebbe, però, amplificarne il messaggio e legittimarlo: “Abbiamo molto dibattito interno su questo tipo di cose: vogliamo davvero amplificare cosa dice la gente online?” spiega Higgins a Futura News. “Il consenso generale è che se qualcuno ha un seguito molto ampio online, e già seleziona persone in pericolo, è qualcosa di cui possiamo parlare. C’è un altro problema, secondo me: quando 4chan iniziò a diventare popolare, molti giornalisti ebbero un po’ troppa fretta di raccontarlo. Quello ebbe conseguenze reali, globali. Penso che ciò che dobbiamo fare è dare un occhiata a questi social network, per avere un’idea di cosa sta succedendo nel mondo. In termini di amplificazione, è sicuramente un dibattito che abbiamo. Dobbiamo essere coscienti che amplificando queste persone potremmo dargli pubblicità”. Su questo, Higgins dà un consiglio ai giovani giornalisti, partendo dalla sua esperienza a Bellingcat: “Noi abbiamo discussioni interne su ogni singolo argomento che vogliamo coprire. I miei editori molte volte hanno rifiutato certe storie immediatamente, perché forse volevo parlare di aspetti particolarmente oscuri di ciò che avevo trovato online e loro hanno detto ‘non vogliamo amplificarli, non vogliamo portare queste persone in questo mondo’. Penso che la cosa più importante sia parlare con i colleghi, essere sicuri di avere buone basi etiche all’interno della propria organizzazione, ed essere coscienti dei tipi di persone che si sta promuovendo. Molte figure di Qanon quasi si divertono della pubblicità che ottengono, siamo molto consapevoli di ciò e trattenere le storie che pensiamo possano amplificare queste persone. Generalmente parlando, bisogna avere ottime basi etiche e morali nella propria organizzazione”.

Il progetto dei due collettivi investigativi sull’Europa verrà approfondito in una conferenza internazionale ad ottobre, in cui si cercherà di arrivare a comprendere come mai alcuni Paesi sono più vulnerabili di altre alla penetrazione di teorie cospirazioniste transnazionali. A maggio ci saranno sette workshop di insegnamento delle tecniche di analisi, a cui tutti potranno iscriversi. Nel prossimo futuro verranno pubblicati articoli che spiegheranno le conclusioni del progetto e le metodologie utilizzate.