Tanti talenti e pochi impianti: Pinerolo eccellenza isolata per il curling italiano

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Viene definito come gli scacchi sul ghiaccio. Non uno sport spettacolare, ma altamente strategico: anticipare le mosse degli avversari è determinante. Pare sia nato in Scozia nel Medioevo, quel che è certo è che nel paese britannico venne fondato il primo club nel 1716. È il curling e oggi Pinerolo, in provincia di Torino, è diventato un centro fondamentale per il movimento italiano, sia a livello professionistico sia amatoriale.

Nella cittadina di 33mila abitanti, infatti, giocano e si allenano tre atleti della Nazione Junior che ha conquistato l’oro mondiale a Cortina nel 2025 e si è classificata al secondo posto a Copenaghen nel 2026 – Francesco Vigliani, Stefano e Andrea Gilli -, oltre a una delle figure fondamentali per lo sviluppo del curling in Italia: Eros Gonin. Tre quinti della Nazionale femminile junior vengono da Pinerolo con Rachele Scalesse, Letizia Carlisano e Allegra Grande.  A livello di club, a Pinerolo gioca la Dare Plus di Stefania Constantini, campione della Serie A femminile, ma anche la terza squadra in Italia nel curling femminile – la MJ Academy – e la quarta classificata, cioè la Virtus Piemonte Ghiaccio. Nell’ultimo weekend, inoltre, la coppia Simone Gonin-Giorgia Maurino ha conquistato il gradino più alto del podio nel doppio misto, in una finale tutta pinerolese contro Scalesse e Pimpini, quest’ultimo presente alle ultime Olimpiadi come riserva. Oggi i tesserati in Italia sono poco più di 400, un terzo dei quali arriva proprio dal Piemonte.

Ogni quattro anni, in occasione delle Olimpiadi invernali, attira l’attenzione di milioni di telespettatori, pronti a seguire le traiettorie delle stones. Poi, terminati i Giochi, quasi ce ne si dimentica, fino all’edizione successiva. È successo alle Olimpiadi di Pechino nel 2022, quando il duo composto da Amos Mosaner e Stefania Constantini è salito sul gradino più alto del podio. L’effetto si è replicato con più forza due mesi fa, con il bronzo della stessa coppia al Cortina Curling Olympic Stadium.

Pinerolo e il curling: un legame da Torino 2006

Se sono le Olimpiadi a generare interesse verso il curling, è vero anche il contrario. L’origine del legame di questo sport con Pinerolo nasce dalla sua passione nei confronti della disciplina. È proprio grazie a Torino 2006 che la città conosciuta per il Museo della Cavalleria e la leggenda della maschera di ferro ha acquisito la palma di capoluogo piemontese di questa disciplina. Lo spiega l’assessora comunale allo sport, Bruna Destefanis: “Pinerolo si era candidata per una qualche attività sportiva olimpica. L’allora sindaco Luca Barbera e, soprattutto, l’assessore Gian Piero Clement, hanno creduto fortemente nel curling. Così hanno chiesto di costruire un palaghiaccio per avere da noi questo sport che fino ad allora in pochi avevano sentito”. Nel 2006 nasceva quindi il Palaghiaccio per ospitare le partite di curling e, di fianco, un altro impianto, per gli allenamenti. Quest’ultimo era destinato alla demolizione una volta finiti i Giochi. Invece oggi è la casa del curling a Pinerolo, l’impianto più grande in Italia: è l’unico con tre campi e che quindi permette lo svolgimento in contemporanea di tre partite.

“La gestione del Palacurling è semidiretta – spiega Destefanis -, cioè è il comune ad avere in capo le utenze e le spese più grandi, come la manutenzione ordinaria e straordinaria. Poi il controllo è di Lorenzo Piatti, un grande appassionato di curling (già membro della Federazione Italiana Sport del Ghiaccio dal 2013, ndr) che gestisce il resto come la sicurezza, il calendario con i vari campionati, i tornei e gli allenamenti, l’apertura e la chiusura dell’impianto”. Questa direzione è in vigore da gennaio 2025, in seguito a un periodo di chiusura. Dopo le Universiadi dello scorso anno – che ha visto Pinerolo ospitare le partite di hockey insieme a Torre Pellice, mentre il curling si è giocato al PalaTazzoli di Torino – ecco la riapertura: “Un consigliere dell’opposizione mi ha detto che se pensi a Pinerolo ora ti vengono in mente la cavalleria e il curling. Effettivamente è così: noi abbiamo anche la tradizione della pallavolo, ma quando sei in Italia e vuoi giocare a curling vieni a Pinerolo”, sottolinea Destefanis che riporta un episodio emblematico in questo senso: “In questi giorni c’è stato un gruppo di inglesi che sono andati a sciare a Sestriere (a 50 chilometri da Pinerolo, ndr) ed erano tentati di provare a giocare a curling. Ovviamente, li hanno mandati a Pinerolo. Lorenzo (Piatti, ndr) ha dovuto momenti dividerli perché erano in sessanta”. La sensazione, sentendo le parole dell’assessora allo sport di Pinerolo, è che le Olimpiadi di Milano-Cortina possano accrescere questo effetto, con ricadute positive anche sulla cittadina piemontese: “Penso che dopo queste Olimpiadi il movimento sia esploso, ma si sta muovendo in modo corretto. Non c’è la folla, però le giuste persone interessate allo sport”.

Da qui nasce la voglia del Comune di spingere il movimento e il legame di questo sport invernale con la città, a partire dalle nuove generazioni. “Noi sosteniamo tantissimo il curling. Quest’anno sono andate a provare alcune quarte e quinte elementari, così come delle prime e seconde medie. La stagione finisce ad aprile, ma dal prossimo anno manderemo gli inviti a tutte le scuole”, commenta Destefanis. Il curling viene proposto anche come attività durante le ore di educazione fisica di alcune classi dei licei pinerolesi, ma “per le superiori magari è un po’ più facile organizzare, però in pochi rimangono. Con i ragazzini abbiamo visto che pur avendone meno, perché magari ci sono meno scuole medie o elementari, si fermano in un numero maggiore. L’età migliore per iniziare è verso i dieci anni, anche perché fisicamente sono già più strutturati”, spiega Lorenzo Piatti. Proprio all’avvicinamento attraverso le scuole si deve la fucina di giocatori e giocatrici provenienti da Pinerolo. Ma non si lascia indietro nessuno: il 12 aprile è stato organizzato un porte aperte per permettere a chiunque di scendere sul ghiaccio.

Gli atleti di Pinerolo

Oggi le Nazionali Junior sono made in Pinerolo. Questo è il risultato di un Palacurling che ospita “dalla Serie A agli amatori, quindi ci sono tutte le categorie, comprese le squadre giovanili che si differenziano in esordienti, cioè under 13, ragazzi, quindi under 17, e junior, vale a dire under 21”, spiega Lorenzo Piatti, un effetto collaterale positivo di Torino 2006. Il gestore del Palacurling, infatti, pratica anche lo sport sul ghiaccio, scoperto grazie alle Olimpiadi di vent’anni fa: “Facevo le superiori e tutte le classi del pinerolese erano state portate a vedere le partite di curling al mattino, mentre al pomeriggio erano stati organizzati dei corsi scolastici. Da lì mi è piaciuto e ho continuato a giocarci”.

Molti ragazzi sono come lui, ma ora Pinerolo può vantare una seconda generazione di talenti che si sono avvicinati al curling non attraverso i Giochi del 2006, perché troppo piccoli. “Vent’anni fa avevo appena un anno. Ho iniziato curling dopo sette o otto anni di basket e questo è il decimo anno in cui gioco. Ho conosciuto questo sport grazie a un progetto con la scuola che prevedeva cinque lezioni e poi una sorta di piccolo campionato territoriale con le scuole del pinerolese”. L’esperienza di Francesco Vigliani è simile a quella di Stefano Gilli: “Gioco a curling da dieci anni. Ho conosciuto questo sport grazie a mio fratello Andrea che l’aveva provato con la scuola, era tornato contento e l’ho iniziato anche io. Lui aveva 12 anni, mentre io 11”. Oggi Francesco, Stefano e Andrea fanno parte della Nazionale Junior, giocando cinque mondiali “di cui quattro A e uno B. Nel 2023, nel primo mondiale A, siamo arrivati quinti che allora era il migliore risultato di sempre. Poi nel 2024 abbiamo conquistato l’argento a Lohja in Finlandia, nel 2025 abbiamo vinto il mondiale a Cortina e quest’anno a Tarnby siamo di nuovo arrivati secondi”, racconta Vigliani.

Qual è l’elemento più attraente di questo sport? In primis c’è la tattica, come spiega Stefano Gilli: “All’inizio mi interessava la spazzata e la strategia, che mi sembrava curiosa per uno sport così particolare”. Della stessa opinione è anche Vigliani: “Il curling mi è piaciuto perché è molto più complicato di quello che sembri, perché è un gioco di strategia, quindi è importante cercare di anticipare l’avversario”. Con il tempo alla componente strategica si sono affiancati molti altri elementi di interesse: “Ora il curling mi piace perché è diventata la mia vita, anche se non sono professionista ma è come se lo fossi”, racconta Francesco, mentre per Stefano “adesso conosco questo sport molto bene e ora mi interessa molto la fisica della stone e vedere delle traiettorie di tiro che non pensavi neanche che esistessero”. Ma dalle Olimpiadi c’è un altro fattore che ha stupito positivamente uno spettatore che normalmente assiste ad altre discipline: “C’è un fair play spiccato, quando vedi le partite capisci che sono tutti molto onesti”, sottolinea Bruna Destefanis.

Milano-Cortina, un’occasione persa?

“Mi spiace molto per il fatto che in realtà non rimarrà tantissimo alla città di Milano, se non le emozioni, perché l’unico palazzetto che è stato costruito è quello di Santa Giulia che però non verrà utilizzato tantissimo per eventi sportivi, ma prevalentemente per concerti. Rimarrà il Forum di Assago ma anche lì la pista dove abbiamo gareggiato in realtà non rimarrà. Mi è dispiaciuto sapere che non sarebbe rimasto tantissimo, quello che spero è però che le Olimpiadi in casa a Milano abbiano portato un po’ una cultura verso gli sport invernali che farà sì che in futuro vengano magari riaperti impianti chiusi che in questo momento sono lasciati andare”. Queste sono le parole di Marco Fabbri, medaglia di bronzo nel pattinaggio di figura a squadre durante le ultime Olimpiadi.

Il tema dei centri dove praticare gli sport invernali è centrale. Se si chiede a chiunque orbiti intorno al curling come far crescere il movimento la risposta sarà sempre una: gli impianti. “Se il curling fosse stato fatto a Milano e magari fosse rimasto un palazzetto, molto probabilmente ci sarebbe stato un boom di iscrizioni e numeri notevoli”, sostengono in coro Lorenzo Piatti e Francesco Vigliani. “Cortina conosceva già il curling da prima. Se avessero costruito un palazzetto a Milano qualche bambino in più sarebbe sicuramente venuto a provare “.

Oggi in Italia sono appena sette le piste dedicate interamente al curling e sono a Cortina, Cembra, Brunico, Torino, Bormio e Claut, oltre ovviamente a Pinerolo. Altri tre – Varese, Sesto San Giovanni e Chiavenna – sono invece ibridi, con piste presenti anche se gli impianti non sono dedicati esclusivamente a questo sport. A questi si aggiungerà presto un palazzetto, la Milan Ice Fiera Arena a Rho: struttura temporanea che ospiterà un Palazzetto del Ghiaccio da circa 4mila posti a sedere. Sarà sede di competizioni di hockey su ghiaccio, Para ice hockey, pattinaggio di figura e curling, oltre a corsi di avviamento di short track, eventi e spettacoli on ice. L’impianto temporaneo, la cui conclusione dei lavori è prevista per ottobre 2026, sarà operativo per circa tre anni, in attesa della realizzazione del Palazzetto del Ghiaccio definitivo attualmente in fase di progettazione. Basterà per dare un impulso al curling italiano?

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