Essere o non essere Nanni Moretti?

condividi

Novembre 2007,  Giuseppe Culicchia incontra all’uscita della gelateria Fiorio in via Po Nanni Moretti , in quel momento direttore del Torino Film Festival. Lo scrittore torinese lo ammira e gli chiede emozionato: “Ma lei è Nanni Moretti?”. La risposta arriva caustica, possibile che non si possa mangiare un gelato al gianduia in santa pace?”No, io non sono Nanni Moretti“.

Dopo dieci anni arriva edito da Mondadori Essere Nanni Moretti, il nuovo romanzo di Culicchia presentato giovedì sera per la prima volta al Circolo dei lettori insieme al direttore Luca Beatrice. Chiacchiere e letture di brani tratti dal libro suscitano più di una risata dal pubblico. Segno che l’ammirazione resta, ma ora Culicchia può permettersi di prendere anche un po’ in giro il regista romano.

Il protagonista del romanzo, Bruno Bruni, è uno scrittore fallito e senza talento che vorrebbe scrivere il Grande Romanzo Italiano, ma non va oltre le prime tre pagine. Meno male che c’è Selvaggia a credere nel suo talento, compagna innamorata che fra un corso di yoga e lezioni di hula hoop, ukulele e selfie artisticamente pornografici, mantiene entrambi ballando intorno a un palo in discoteca.

Le aspirazioni letterarie del protagonista da qualche tempo però stanno vacillando, soprattutto se gli capita di incontrare Giuseppe Culicchia, la persona che più detesta al mondo. Scrittore anche lui che, tuttavia, senza raccomandazioni è riuscito ad avere successo e rappresenta dunque lo specchio del fallimento di Bruno.

Nel tentativo di riciclarsi come scrittore emergente – avrebbe scritto tre libri, ma non li ha letti nessuno per cui meglio non farsi riconoscere – Bruno si fa crescere la barba. Si scopre così identico a Nanni Moretti. E se si è Nanni Moretti si può girare l’Italia alla ricerca di località per i prossimi film, ospitati da sindaci che sognano di recitare una piccola parte.

Festival, alberghi, autografi…tutto fila liscio, basta ricordarsi di dire: “Ogni tanto giro un film, ecco tutto” o “Io non lo so se me la sento” . A furia di fingere di essere Nanni Moretti, però, Bruno Bruni si convince di esserlo. Il film, ora, se lo immagina davvero. Culicchia si diverte a creare un gioco di specchi delle identità, ma sa che si tratta di oggetti fragili.

Giuseppe Culicchia leggendo si diverte e fa divertire. E Nanni Moretti? Si sarà divertito anche lui trovandosi a sua insaputa sulla copertina di un libro? “In realtà, Nanni con me è stato gentile e generoso“, sorride Culicchia “un giorno mentre ero in bicicletta mi ha chiamato dicendomi che aveva ricevuto il libro. Mi ha detto che aveva tante, tantissime cose da fare e non avrebbe avuto il tempo di leggerlo, voleva però che glielo raccontassi brevemente. Alla fine mi ha detto che era disponibile a questo furto d’identità”.

Il romanzo racconta anche Festival e Fiere, miserie e nobiltà degli scrittori contemporanei chiamati per nome e cognome. C’è Antonio Scurati che si aggira tra gli stand del Salone del Libro di Torino con l’aria di chi sta antipatico persino a se stesso, ci sono Baricco, Aldo Nove e il cartonato a caratteri cubitali che annuncia il nuovo imperdibile romanzo di Bruno Vespa. Che cosa diranno leggendosi tra le pagine del romanzo? Culicchia questo non può saperlo, sa che “l’ego degli scrittori è molto ingombrante“, ma giura che tra Festival e Saloni in cui si incontrano sempre le stesse persone possono nascere “frequentazioni addirittura amichevoli”.

Per questo augura buona fortuna a Chiara Valerio, direttrice della nuova fiera del libro milanese “Tempo di libri”.  Culicchia è curioso di sapere ciò che succederà a Rho, ma ci tiene a precisare che Torino non ha perso niente: “Ero presente alla prima edizione del Salone, nel 1987;  gli editori non volevano partecipare, ma alla fine fu un successo che nessuno si aspettava. Mi ricordo che qualcuno già allora mi disse: ‘Vedrai, è andato così bene che l’anno prossimo lo faranno a Milano’. Siamo riusciti a tenercelo stretto”. E anticipa che, dal 18 al 22 maggio, a festeggiare i 30 anni del Salone sarà “un’edizione strabiliante”.

“Certo”, continua lo scrittore torinese “rimane l’assurdità di un paese che non legge e che ha due manifestazioni simili in due città molto vicine a un mese di distanza”. Spera che l’anno prossimo possa esserci qualche novità “magari riusciremo a parlarci di nuovo tutto quanti, per provare a trovare una soluzione”.

 

GIORGIA MECCA
CORINNA MORI