Nel 2020 “la massa antropogenica, cioè l’insieme di cose prodotte dagli esseri umani – il tavolo come la torre Eiffel -, ha superato la massa di essere viventi – animali, piante, batteri, insetti -. Tutto ciò che abbiamo pesa più di quello che esiste, vivo, in questo pianeta”. Apre così Daniele Gorgone, docente di Filosofia e Storia presso il Liceo “Germana Erba”, l’appuntamento di Biennale Democrazia dal titolo “L’ambiente siamo noi. Le trasformazioni climatiche tra dinamiche globali e locali”. Insieme a lui Stefano Liberti, giornalista e documentarista, che ricorda: “noi guardiamo la crisi climatica con distacco, come fosse qualcosa di lontano temporalmente e spazialmente. Perché la grande crisi epocale di questo secolo non è al centro del dibattito pubblico?”.
Il problema sta nella rappresentazione del fenomeno, con dati che non mostrano le vite delle persone che cambiano, ma anche nella voce silenziata di attiviste e attivisti per il clima che hanno visto le proprie associazioni di riferimento sfaldarsi. “I movimenti per il clima hanno raggiunto grande visibilità, fino forse al 2019, ed effettivamente hanno raggiunto un impatto politico. Poi la pandemia e le guerre hanno reso il cambiamento climatico un elemento di depressione aggiuntivo, di cui forse non volevamo sentir parlare”, spiega Liberti. Con la legge costituzionale n. 1 dell’11 febbraio 2022, la tutela dell’ambiente e della natura entrava nella Carta costituzionale italiana, specificando come, l’iniziativa economica privata, pur essendo libera, non può svolgersi in modo da recare danno all’ambiente. Questo passo in avanti spesso si scontra con politiche di corte vedute, “la crisi climatica è una pandemia lenta a cui non si può rispondere con un lockdown. I risultati possono essere raccolti fra 10 o 15 anni, è una crisi epocale che stiamo attraversando con una politica che non guarda al futuro“, sottolinea Liberti.