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Corsi di italiano gratuiti: il sostegno di Russkij Mir Torino ai profughi ucraini

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“Il cielo era stellato, tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva se sotto un cielo così potessero vivere uomini senza pace”, firmato: Fëdor Dostoevskij.

L’ultimo post pubblicato sulla pagina Facebook dell’Associazione culturale Russkij Mir di Torino riporta una delle citazioni più celebri del grande romanziere russo (tornato in auge dopo le recenti polemiche) ma definisce anche una posizione, quella del gruppo – attivo a Torino da oltre trent’anni –, netta e inequivocabile: la volontà di pace. L’organizzazione – nata nel 1991 come “legittima erede” dell’Associazione Italia-Urss con sede nel capoluogo piemontese – è autofinanziata e da sempre promuove la diffusione della cultura e della lingua russa in Europa.

Martedì 22 marzo, attraverso un comunicato social, Russkij Mir Torino ha fatto sapere che parteciperà all’emergenza ucraina offrendo corsi gratuiti di lingua italiana ai profughi bambini e adulti, con una disponibilità massima di 100 iscrizioni. Perché? Per ribadire l’importanza della cultura come ponte di dialogo e pace.

“Da una trentina di anni insegniamo l’italiano ai russofoni, quindi ai russi ma anche agli ucraini e alle persone appartenenti a quell’area”, spiega la direttrice dell’associazione Silvia Leva. “A fronte di quest’esperienza ci sembrava giusto metterci a disposizione nell’ambito della didattica. Ci siamo messi in contatto con la Caritas e altri enti in modo che ci vengano segnalati profughi. Per il momento stanno arrivando individualmente attraverso canali privati perché molti profughi hanno conoscenti e parenti qui in Italia, quindi chiamano direttamente loro. Per l’attivazione di un corso, ad ogni modo, dobbiamo avere almeno una quindicina di persone ma al momento c’è ancora la questione burocratica della trafila delle vaccinazioni e dei vari permessi”. Probabile, quindi, che la situazione si sbloccherà a fine aprile, dopo Pasqua.

La storia di Russkij Mir si intreccia ormai da tempo con quella del capoluogo piemontese. In occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Torino 2006, l’associazione aveva collaborato con la città per la selezione e la formazione linguistica dei volontari, per la preparazione delle guide turistiche, per l’accoglienza in sede di alcune delegazioni e per la collaborazione con importanti reti televisive russe. La collaborazione con l’amministrazione comunale è stata simbiotica anche in occasione di grandi manifestazioni come il Salone internazionale del libro e di rassegne e presentazioni di libri o cinema nei circoli cittadini.

Tristemente, in questa storia di solidarietà, trova spazio anche una nota dolente: dopo l’invasione del Donbass lo scorso 24 febbraio non sono mancati episodi di russofobia nei confronti dell’associazione a causa della sua nazionalità. “Le prime due settimane (dall’inizio dell’aggressione, ndr) sono state un po’ pesanti – continua Leva –. Sono arrivate intimidazioni che volevano che chiudessimo l’attività, dicendo che eravamo fascisti. Cose che non avevano senso perché noi facciamo cultura – letteratura, musica, cinema – ma non ci occupiamo di politica. Abbiamo deciso di tenere un profilo basso: per un mesetto abbiamo tenuto i corsi ma non abbiamo avviato iniziative culturali. Proprio questo sabato (9 aprile, ndr) riprenderemo con una conferenza sulle icone. Devo dire che certi episodi eclatanti come quello di Paolo Nori o l’esclusione di Čajkovskij da programmi concertistici hanno portato a un certo scalpore e porteranno a fare dei distinguo dovuti tra politica e personalità o figure che sono dei classici. Perché sì, Dostoevskij è russo ma è anche un patrimonio per l’umanità e quindi i confini geografici lasciano il tempo che trovano”.