Come spiegare chi è stato Elio Carmi

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Se Elio Carmi fosse un oggetto che oggetto sarebbe? 

“Secondo me alla fine non c’è un oggetto che si può citare ” risponde Claudia Neri, graphic designer fondatrice e direttrice di Teikna Design. “Però forse, proprio guardando il progetto del MEIS (Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah), mi viene in mente una cosa per tentare di spiegare Elio Carmi. Quando stavamo preparando l’inaugurazione, in mezzo a tutto il lavoro da fare, sarebbe venuto anche Mattarella, io ero lì che dicevo ‘Non voglio fare una cosa troppo pesante, non voglio mettere il logo enorme’. Elio, che era entusiasta del logo che avevo realizzato, mi ha detto  ‘Ma allora rendiamolo tridimensionale’. Ed effettivamente è quello che abbiamo fatto. E secondo me è proprio questo un po’ il bello di Elio: che lui era capace di accorciare la distanza tra le cose. Da un lato l’esigenza di personalizzare, dall’altra quella di non fare una cosa troppo evidente e ascoltare le mie idee: lui, al centro, aveva suggerito una soluzione.”

Claudia Neri con Elio Carmi ci ha lavorato e, poche ore dopo la morte del collega, ha voluto ribadire sui social quanto si senta fortunata ad averne avuto l’opportunità. “Si è trattato di un’unica occasione, ma importante: la progettazione della brand identity del MEIS, a Ferrara, nel 2017.” Prima che il museo aprisse le porte, durante la primavera del 2017, erano stati contattati una decina di studi di design sul territorio nazionale per realizzare il logo, e a vincere era stato Teikna Design. “L’anomalia sta nel fatto che Elio e io facciamo lo stesso mestiere – dice Neri – poi lui ha avuto un ruolo importante nella comunità ebraica italiana per cui era facile aspettarsi che sorgendo il nuovo museo a Ferrara se ne occupasse lui. Sarebbe stata una cosa che non avrebbe stupito nessuno, ecco. Invece fu organizzata dal consiglio del museo, di cui Elio faceva parte, una sorta di selezione.”

Nato a Casale Monferrato nel 1952, Elio Carmi è stato una delle figure più attive dell’ebraismo italiano. Dal 2020 era presidente della Comunità ebraica di Casale Monferrato, presente ininterrottamente nella città piemontese dal 1595. Grazie alla sua vocazione e alla sua professione ha contribuito a rinvigorire la cultura ebraica: si deve ad esempio a lui il progetto del Museo dei Lumi, nato nel 1994 per i 400 anni della sinagoga. Anche assessore alla Cultura del Comune di Casale, si è sempre contraddistinto, come ricorda anche la comunità, per la sua apertura verso l’esterno, verso l’altro. 

“Il bello per una persona non ebrea come me, per una persona che non sa nulla a livello specificamente religioso dell’ebraismo, è stato il loro approccio” fa notare ancora Neri. “La cosa che mi ha facilitato è stata, anche da parte di Elio, una grande apertura della comunità all’estero. Il fatto che io non fossi ebrea non ha mai turbato nessuno, sia nella progettazione del Meis di Ferrara che a New York”. Italo-canadese, Claudia Neri ha lavorato per tredici anni in Nord America, tra Stati Uniti e Canada. “Elio mi conosceva – ricorda – perché io avevo fatto un lavoro importante sempre nell’ambito della cultura museale ebraica a New York, curando l’allestimento di una mostra al Museum of Jewish Heritage di New York nel 2004. Però non avevo mai lavorato con lui e non conoscevo nessuno che c’avesse mai lavorato, era veramente un’incognita. Alla fine, andò molto bene perché lui era una persona molto concreta senza essere banale. A volte le persone concrete un po’ appiattiscono i contenuti, lui no, lui aveva questo strano mix di intelligenza associato alla capacità di tenere le fila della situazione e prendere le decisioni, di aiutare a prendere le decisioni, in maniera molto veloce.”

Un riferimento nel mondo artistico, per la comunità ebraica e uomo normale. ‘‘Mi ricordo un viaggio che abbiamo dovuto fare insieme da Milano a Ferarra – racconta la designer – Fu abbastanza comico, abbiamo anche perso il treno per Ferrara. Lui era un omone grande e grosso, mi sentivo anche un po’ in colpa a farlo correre per causa mia.  Era uno che non si risparmiava. Alla fine erano viaggi scomodi, in piena estate, con un caldo pazzesco, in cui bisognava cambiare il treno. Io che ero progettista non potevo evitarli, dovevo andare per forza a Ferrara, ma lui no. Lui avrebbe potuto sottrarsi perché alla fine della fiera faceva parte del consiglio, ma non era quello che prendeva la decisione finale e non era progettista. Non era neanche remunerata la cosa, però non si sottraeva. Erano viaggi scomodi, ma ci si divertiva, perché lui era uno che aveva un sacco di aneddoti da raccontare, era spiritoso, una persona piacevole”.

Anche se per rappresentare un graphic designer è difficile scegliere un oggetto, a trovare la soluzione ci aiuta ancora una volta lo stesso Elio Carmi. Nella sua tesi di laurea, alla scuola di design, racconta di essersi presentato con una seggiola di eternit. Un sedia, un oggetto fatto per stare in un posto, di eternit, dal latino aeternitas, «eternità», il materiale che ha tristemente segnato la storia recente di Casale Monferrato, portando alla morte un alto numero di concittadini. Per ultimo proprio Elio Carmi.