“Ribelle anarcoide, un po’ guascone, un po’ romantico”, ma anche amico, testimone della Torino che fu e simbolo della periferia Nord. Tutti ricordano Gipo Farassino con una sfumatura diversa, ma da oggi in via Cuneo 6 sarà per sempre “chansonnier e poeta”. Sono le due parole scolpite sulla targa in sua memoria, che oggi la Città ha inaugurato sulla facciata della casa dove nacque 92 anni fa. Un omaggio atteso da sette anni dalla figlia Valentina Farassino, che tra gli abbracci, i sorrisi e le voci in festa del coro Bajolese, ha riunito un’intera comunità intorno al ricordo di uno dei più importanti chansonnier piemontesi del secolo scorso. E durante lo svelamento della targa non sono mancati i colpi di scena: il nastro della bandiera tricolore che la copriva è rimasto in mano al sindaco Stefano Lo Russo, in un intermezzo comico che, probabilmente, a Gipo Farassino sarebbe piaciuto.

“Bisogna che non mi commuova, se no son impanà (sono fregato)”, dice durante la cerimonia Angelo Marello, amico storico di Farassino, che riapre il cassetto dei ricordi di un “rapporto infinito” e racconta delle lezioni di canto prese insieme in gioventù. Una rimpatriata fatta di storie e riconoscimento, di chi ha cantato le strade di Barriera con uno sguardo autentico, tra ironia, dialetto e senso di appartenenza.
I luoghi cantati da Gipo Farassino risuonano ancora delle sue note e hanno un valore speciale per la figlia Valentina, architetta: dalla casa natale ai Murazzi, fino a un bar storico in via Lanzo, noto per i suoi gelati, che ha ispirato la canzone El dehors del Marghè. “Quando la ascolti vedi con i tuoi occhi quello che lui sta raccontando. È malinconica, molto toccante, ma dà una visione di quei giorni di Barriera di Milano che trovo fantastica”, spiega la figlia.

Sulla targa che omaggia il poeta è inciso anche un verso della sua canzone ‘L 6 ‘d via Cuni: “Monsù! Ma a lo sa chiel che sì al ses ëd via Cuni, i son naje mi? (Signore lo sa che qui al 6 di via Cuneo sono nato io?)”. Tra i successi di Gipo Farassino si ricordano anche Porta Pila, dedicata alla vita di Porta Palazzo, Ij Bogianen, Remo la barca, Sangon Blues, sulla spiaggia di Mirafiori Sud – ora in via di riqualificazione – e tanti altri, con influenze che vanno da George Brassens a Fabrizio De André. Ma il genio creativo di Gipo Farassino è salito anche sui palchi del teatro, come attore di prosa o interprete di poesie di grandi maestri, come Cesare Pavese.
La vita dello chansonnier torinese ha avuto anche una parentesi politica: dopo la prima militanza nei gruppi autonomisti piemontesi, nel 1989 aderisce alla Lega Nord, con cui verrà prima eletto alla Camera dei deputati e poi al Parlamento europeo. Ma oggi le divisioni politiche hanno lasciato il posto alla memoria condivisa: “Penso che Gipo sarebbe contento di questo momento, nonostante il mio cognome – scherza sulle sue origini meridionali il sindaco Stefano Lo Russo, raccogliendo le risate dei presenti -. Il suo lascito culturale è nell’anima di Torino e nell’identità di Barriera di Milano”. Non a caso, Gipo Farassino si definiva un “barrierante” e le sue canzoni sono la fotografia di un quartiere operaio ai margini, nel pieno della sua vivacità: “Gipo cantava lo spirito della Barriera, senza giri di parole: una dignità semplice, concreta, fatta di lavoro e di tanto orgoglio – afferma Domenico Garcea, vicepresidente vicario del Consiglio comunale -. Ha trasformato la periferia in racconto, il quotidiano in cultura, la lingua piemontese in uno strumento vivo”.